Coca Cola. Liberato il tetto dello stabilimento, riparte la produzione

Nella mattinata di giovedì, la polizia ha convinto i cinque manifestanti a scendere dal tetto dell'edificio e l'azienda ha così potuto annunciare il ritorno dei lavoratori al loro posto e la fine della cassa integrazione

Coca-Cola HBC Italia ha annunciato che alle 14 di giovedì 6 aprile ripartirà la produzione negli stabilimenti di Nogara, dopo l'intervento delle forze dell'ordine avvenuto nella stessa mattinata, intorno alle sei, che ha ristabilito la sicurezza nella fabbrica. 

"L’intervento delle forze dell’ordine, avvenuto senza conseguenze per persone o cose – dichiara Davide Morelli, direttore dello stabilimento – ha consentito la ripresa immediata delle attività e la piena operatività della fabbrica da questo pomeriggio. A nome degli oltre 400 dipendenti diretti, voglio ringraziare le forze dell’ordine, le autorità locali e nazionali, il Governo, Confindustria Verona e le Segreterie Sindacali territoriali di CGIL CISL e UIL e la RSU di stabilimento per essere stati al nostro fianco, aver protetto ieri la nostra casa garantendo al contempo il pacifico svolgimento della manifestazione e il ripristino odierno della piena legalità".

La polizia infatti, con l'aiuto dei vigili del fuoco, ha convinto le cinque persone che giorni fa avevano occupato il tetto dello stabilimento, a scendere e far tornare la situazione alla normalità. L'intervento era pianificato da giorni. Il tetto dello stabilimento aveva infatti dei pannelli solari e dei lucernari che avrebbero messo a rischio l'incolumità dei manifestanti e degli agenti. Il rischio era che qualcuno potesse cadere da un'altezza di circa 10 metri, con conseguenze ovviamente gravissime.

L’azienda ora auspica che K&N e il suo fornitore riescano ad instaurare un dialogo costruttivo con la controparte, però sempre nell’ambito della ritrovata legalità, mentre continuerà a collaborare con le autorità locali. La vertenza sindacale, infatti, non si interrompe anche se sulla testa degli scioperanti pendono denunce, perché le varie forme di protesta intraprese dai lavoratori sono anche sconfinate nell'illegalità e per questo le forze dell'ordine sono dovute intervenire.

Tramite la sua pagina Facebook, Adl Cobas Vicenza - Verona commenta l'azione della polizia così: "Su pressioni dell'ambasciata americana e del Ministero dell'interno è avvenuto questa mattina lo sgombero del tetto della Coca Cola a Nogara. Il futuro di 45 famiglie senza lavoro non può essere affrontato come un problema di ordine pubblico". 

Solamente ieri la manifestazione promossa dal sindacato, aveva trovato le dure replice della Lega Nord. "Ma quale impresa il governo pensa che possa investire in Italia se l'esempio è quello dello stabilimento Coca Cola di Nogara, in provincia di Verona, dove sono a rischio circa mille posti di lavoro per lo sciopero a oltranza di un gruppetto di dipendenti di una cooperativa? - ha commentato Matteo Salvini - Da oggi gli operai sono in cassa integrazione e rischiano il posto: chiediamo l'immediato intervento di prefetto e governo per sbloccare questa situazione assurda provocata da pochi ultrà. Sono vicino a tutti gli operai che rischiano il lavoro e se non si risolve immediatamente il problema sono pronto a intervenire personalmente". 
Sulla stessa linea anche il Senatore Paolo Tosato: "La decisione di bloccare la produzione dell'impianto della Coca Cola di Nogara da parte della proprietà è molto preoccupante. Ci sembra che la protesta di una esigua minoranza di dipendenti non possa determinare gravi danni alla produzione, il ricorso alla cassa integrazione per centinaia di lavoratori, uno sforzo costante delle forze dell'ordine per garantire l'ordine pubblico e numerosi altri disagi per la comunità di Nogara e dei comuni limitrofi. Ci auguriamo che tutto possa tornare al più presto alla normalità ma se la protesta non dovesse risolversi rapidamente auspichiamo che sia il Prefetto a prendere in mano la situazione. L'azienda deve poter riprendere la produzione in tempi rapidi. Proteste sconsiderate vanno riportate alla normale dialettica sindacale senza assurde e immotivate occupazioni dell'impianto".

Resta quindi da risolvere la situazione per cui sta lottando Adl Cobas, ma intanto i 400 addetti finiti in cassa integrazione potranno tornare al lavoro.

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