Stanze vuote e scatoloni, cala la notte sull'ostello della gioventù di Villa Francescatti

Dopo quarant'anni dalla sua nascita, questa notte per la prima volta nessuno dormirà all'interno di Villa Francescatti, storica sede dell'unico ostello della gioventù di Verona

Dopo circa quarant'anni di onorabile attività, da questa notte l'ostello della gioventù a Verona con sede in Salita Fontana del Ferro non accoglierà nessuno. Gli ambienti svuotati di Villa Francescatti lasciano l'amaro in bocca ai tanti che negli ultimi mesi si sono battuti perché la struttura continuasse ad esistere, portando avanti la propria attività sociale di accoglienza e promozione di un turismo a basso costo.

Era il 1975 quando venne costituita l'Associazione Centro Cooperazione Giovanile Internazionale, nei cui confronti il Comune di Verona approvò la costituzione di un centro pilota per il turismo sociale giovanile destinandovi come sede Castel S. Pietro. Nel frattempo, viste le difficoltà intercorse per l'attuazione delle deliberazioni comunali, il Vescovo di Verona nel 1977, suggerì come possibile soluzione alle suore della Sacra Famiglia, detentrici di Villa Francescatti, la realizzazione dell'ostello nella villa stessa. Venne quindi sottoscritto un patto per la realizzazione dell'opera e nel 1977 iniziò, grazie all'impegno degli scout di mezzo mondo, un campo di lavoro sperimentale, per il recupero dell'immobile in gravi condizioni di degrado e fatiscenza, per arrivare infine al 1980 con il restauro effettivo e il comodato per l'uso di Villa Francescatti.

Il testamento originario della Paganini-Francescatti, redatto il 6 gennaio 1937 destinava erede universale l'Istituto delle Sorelle della Sacra Famiglia: «La mia villa Francescatti e cioè la casa ed adiacenze in Verona dovrà essere destinata ad Asilo Infantile o istituto per ragazzine intitolato ad Alessandro e Carla Francescatti sotto pena di decadenza da ogni diritto ereditario», con l'onere dell'usufrutto vitalizio a favore di Spinelli Elisa. La Paganini-Francescatti muorì il 9 maggio 1944, ma la riunione della nuda proprietà all'usufrutto avvenne solo in data 11 giugno 1970 con la morte della Spinelli.

Risale invece al 1995 l'atto di donazione da parte dell'Istituto Sorelle della Sacra Famiglia alla Diocesi di Verona dell'intero complesso immobiliare di Villa Francescatti, nella convinzione che proprio la Diocesi sarebbe stata in grado con il medesimo spirito di continuare l'attività dell'ostello. E tuttavia, le recenti decisioni della Curia che parrebbe intenzionata ad affidare alla Caritas Villa Francescatti per portare avanti progetti di accoglienza dei senzatetto, hanno sollevato numerose proteste tra coloro che avrebbero voluto veder continuare ad esistere l'ostello, posto invece sotto "sfratto" al 31 dicembre 2017.

Tra i maggiori critici di questo provvedimento, vi è anche chi come il presidente di Area Liberal Giorgio Pasetto non ha mai smesso di definirlo un escamotage che nasconderebbe in realtà la volontà, in un futuro prossimo o lontano, di vendere l'immobile per fare cassa. E proprio l'ex consigliere comunale, in queste ore difficili, ha voluto esprimere così tutto il suo rammarico: «Premetto che l'ostello Villa Francescatti è stato classificato settimo nella top ten per la sua categoria nel mondo e Premio Europa per il restauro. L'uso sociale, la promozione turistica e l'apertura ai meno abbienti, hanno trasformano il complesso monumento in una nuova istituzione in cui la città e la società si sono riconosciuti».

«In altri termini, il riscatto attraverso l'uso di quello che poteva essere un privilegio di pochi, diventa lezione di cristianesimo, - prosegue quindi Pasetto - un centro cattolico nell'accezione più ampia del termine. Dispiace quindi che proprio le gerarchie della chiesa, che a questo compito dovrebbero essere chiamate, ne rigettino uso e funzione. L'ostello non è un'opera pastorale si dice, dimenticando che la pastorizia è essenzialmente transumanza, nomadismo di cui i giovani viaggiatori pellegrini in cerca di una conoscenza ecumenica, rappresentano il prodotto più attuale e sincero. Un monumento ed un ambiente non violentati da presenze incongrue, ma valorizzate da un turismo entusiasta che vi incontra accoglienza e valori spirituali ormai desueti che sono anch'essi una forma di carità».

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Infine un utlimo attacco alla Curia viene riservato dal presidente di Area Liberal proprio in nome del sospetto che al fondo della scelta di eliminare l'unico ostello della gioventù presente a Verona vi siano ragioni soprattutto economiche: «È una ben triste chiesa - sentenzia Pasetto - quella che ha dimenticato la fede dei santi fondatori dei tanti istituti veronesi, che hanno sempre anteposto il fratello uomo, al rigore del guadagno anche se in nome di una carità astratta».

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