Caso #Sposachivuoi, nuova difesa del Comune: "Nessun ordine di censura"

L'assessore Edi Maria Neri: "Abbiamo ricordato che la nostra posizione è a favore della famiglia fra persone di sesso diverso. Gli organizzatori non avevano alcun obbligo di modificare l'esposizione"

È ancora l'assessore al patrimonio Edi Maria Neri a difendere l'amministrazione comunale dalle accuse seguite al caso "Sposa chi vuoi", lo slogan utilizzato da una wedding planner presente con il suo stand alla fiera Verona Sposi che si è tenuta all'Arsenale. E le accuse sono quelle di aver censurato lo slogan perché strizzava l'occhio alle unioni civili, mentre l'amministrazione non ha mai tenuto nascosta la sua linea in favore della famiglia cosiddetta tradizionale, cioè formata da un uomo e una donna.

Se davvero il Comune avesse voluto censurare, avrebbe revocato la concessione data ad una società privata dietro pagamento del regolare canone di affitto - è la replica di Neri - Si tratta di un evento commerciale, al quale giustamente non è stato concesso patrocinio e del quale non si conoscevano i contenuti. L'unica azione messa in campo il giorno prima dell’inaugurazione, quando abbiamo appreso dalle pubblicità sulla stampa e non da comunicazioni dirette ai nostri uffici, è stato informare gli organizzatori della posizione ormai nota della nostra amministrazione. Il Comune di Verona rispetta e dà esecuzione alle leggi nazionali che prevedono la celebrazione delle unioni civili ma non i matrimoni per le coppie delle stesso sesso, come in maniera ingannevole suggeriva la pubblicità. Non abbiamo fatto altro che ricordare agli organizzatori questo aspetto e che la nostra posizione è a favore della famiglia fra persone di sesso diverso. Gli organizzatori non avevano alcun obbligo di modificare l'esposizione. È stata una libera scelta, evidentemente ben studiata dal punto di vista del marketing, visto che alla loro decisione è seguita la coda polemica nei nostri confronti. Non è un segreto che la nostra amministrazione di centrodestra abbia questa impostazione valoriale, è invece strumentale l’azione di chi approfitta di temi etici per fomentare partigianerie. Nella città di Verona c’è spazio per tutte le opinioni, compresa la nostra che è ben nota ai cittadini veronesi, visto che è ben spiegata nel nostro programma elettorale.

Insomma, non appena era scoppiata la polemica, l'assessore Neri aveva parlato di coerenza: l'amministrazione comunale è per la famiglia tradizione, l'Arsenale è uno spazio del Comune e quindi è l'amministrazione comunale a gestirlo, ergo ciò che non è in linea con il pensiero dell'attuale amministrazione non è gradito all'interno dei suoi spazi. Ora, sempre l'assessore al patrimonio articola meglio la difesa, parlando di polemiche strumentali e negando che ci sia stato un ordine di rimozione. In pratica, il Comune non avrebbe censurato nessuno, la wedding planner avrebbe potuto mantenere il suo slogan, ma lo ha fatto per gridare alla censura e farsi così pubblicità.

Una difesa quella dell'assessore Neri che non ha interrotto il flusso di critiche. "Se tanto mi da tanto, vista la tendenza oscurantista dell'amministrazione, dovremmo prima o poi aspettarci una mozione consiliare o una proposta di giunta per la restaurazione dello ius primae noctis a favore del sindaco o di un suo delegato", è la provocazione del consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco che che ha consigliato alla wedding planner di far valere il diritto di impresa nelle sedi appropriate.

Invece di favorire il trattamento equo di tutti i cittadini e le cittadine che rappresenta, il Comune si muove addirittura a censura delle iniziative che questa parità la promuovono - è la posizione di Arcigay Verona espressa dalla presidente Laura Pesce - A Verona si respira un clima di repressione preoccupante, che ci ricorda tempi che vorremmo pensare molto lontani.

E anche il segretario nazionale dell'Arcigay Gabriele Piazzoni è intervenuto parlando di "incompetenza raggelante della classe politica" e segnalando l'episodio all'Unar, l'ufficio nazionale contro le discriminazioni.

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