Carne contraffatta, merce elettronica e profumi: 3 negozi nei guai per ricettazione

Le segnalazioni di alcuni residenti hanno portato gli uomini della questura in tre attività di via XX settembre dove all'interno sono stati trovati circa 250 prodotti di provenienza quanto meno dubbia

Ancora una volta le segnalazioni dei cittadini sono state fondamentali per scoprire quello che ha tutta l'aria di essere un giro di compravendita di merce rubata e che ha portato al momentaneo sequestro di oltre 250 prodotti tra profumi e dispositivi elettronici, 4 denunce a piede libero per ricettazione e alla distruzione di diversa carne di provenienza sconosciuta.
Alcuni residenti di via XX settembre da qualche tempo segnalavano al 113 alcuni strani movimenti in alcuni locali della strada posti al civico 102, 117 e 84. In particolar modo facevano notare come della persone entrassero in una macelleria etnica, che vendeva anche oggettistica, con della merce in mano, che non sembrava aver niente a che fare con l'attività del negozio, per poi uscirne senza. A questo punto il personale della questura scaligera ha deciso di intervenire ed è entrato nel negozio. 
Sul retro, dove c'era anche la macelleria vera e propria, c'erano pc, macchine fotografiche, cellulari, navigatori, tablet e altri dispositivi, oltre a numerosi profumi. I poliziotti allora hanno messo sotto torchio il proprietario, che si è giustificato dicendo che era tutta roba che comprava a poco e che sperava di rivendere, aggiungendo infine che non era certo che si trattasse di merce rubata. Entrati alle 14 di martedì, gli agenti sono stati costretti a far arrivare un furgone dove caricare il tutto, per portarlo poi negli uffici di Lungadige Galtarossa ed esaminarlo. Un lavoro estenuante che ha richiesto diverse ore ma che ha portato ad alcune scoperte interessanti, su tutte due timbri: il primo era un falso del consolato pakistano di Milano, adatto a trarre in inganno chiunque non fosse avezzo a quel tipo di burocrazia; il secondo invece serviva per marchiare la carne. Una rapida indagine ha consentito di scoprire che quest'ultimo apparteneva ad un'altra macelleria della provincia, estranea ai fatti, che non si era accorta del furto. I poliziotti allora hanno chiamato il corpo competente in quel settore, ossia i carabinieri del comando Nas di Padova. 
Giunti sul posto, i militari hanno prima sequestrato tutta la carne marchiata e poi l'hanno distrutta: non era possibile infatti risalire nè alla provenienza, nè ai luoghi da cui è passata. 
Di tutti i profumi ritrovati, circa l'80% è stato restituito ai negozi a cui erano stati sottratti, mentre per quanto riguarda i dispositivi elettronici le ricerche sono appena iniziate. Due computer sono stati resi all'Università di Verona, alla quale erano stati rubati, le immagini di tutto il resto invece verranno pubblicate sul sito internet della questura: le forze dell'ordine infatti chiedono ai cittadini che hanno subito furti di questo tipo negli ultimi tempi, di monitorare le foto e di segnalare eventualmente la presenza di oggetti di loro proprietà. 

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