Disordini e agenti feriti nel carcere di Montorio: "Aggrediti in nome di Allah"

A denunciare i fatti sono il SAPPE e la UIL PA: "L’attacco sferrato è stato micidiale, i detenuti volevano uccidere gli agenti: non ci sono riusciti, per fortuna, ma cinque poliziotti penitenziari sono finiti in ospedale"

Due nuovi episodi di violenza si sono verificati nella giornata di martedì nel carcere di Montorio, provocando alcuni feriti tra il personale di polizia penitenziaria. 
A denunciare i fatti sono il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE e la UIL PA Polizia Penitenziaria del Triveneto, con due diversi comunicati. 

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ha ricostruito così i fatti: 

Prologo della giornata da incubo di ieri nel carcere di Verona è stata una rissa tra detenuti stranieri, albanesi da una parte e nordafricani dall’altra. Gli agenti di polizia penitenziaria intervenuti hanno sedato la rissa, ma sono stati aggrediti in nome di Allah dai nordafricani: tra loro, un marocchino noto per le idee integraliste e fondamentaliste, ma che è incredibilmente protagonista di costanti intemperanze durante la detenzione. L’attacco sferrato è stato micidiale, i detenuti volevano uccidere gli agenti: non ci sono riusciti, per fortuna, ma cinque poliziotti penitenziari sono finiti in ospedale con prognosi di 25 giorni, 15 giorni, 10 giorni ed il più grave con il braccio rotto. A loro va tutta la solidarietà del SAPPE, ma è una vergogna che vi siano detenuti che credono di fare nelle carceri italiane quel che vogliono, complice anche una gestione assai precaria dell’ordine e della sicurezza interna da parte di Direttore e Comandante. Il SAPPE torna a denunciare la gravità della situazione in atto nelle carceri italiane nelle quali gli eventi critici si verificano con sconcertante periodicità. 

Capece denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere che vede coinvolti detenuti stranieri e prosegue: 

È sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere quasi 20mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione.
Ed è grave ed inquietante che le violenze assurde ed inaccettabili contro la polizia penitenziaria di Verona siano state commesse in nome di Allah da parte di detenuti affascinati dal radicalismo integralista islamico. 

Il sindacato infine chiede l’intervento del Ministro della Giustizia Andrea Orlando per affrontare la questione penitenziaria:

Contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’Amministrazione Penitenziaria. Ogni 10 giorni un detenuto si uccide in cella: aggressioni risse, rivolte e incendi sono all’ordine del giorno. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto, sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere. Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Ed è grave che sia aumentano il numero degli eventi critici nelle carceri da quando sono stati introdotti vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto. La vigilanza dinamica ed il regime penitenziario aperto non favoriscono affatto la rieducazione dei detenuti ma il concretizzarsi di gravi eventi critici. Rinnoviamo l’invito al Guardasigilli affinchè sospenda ogni provvedimento in tal senso e convochi i Sindacati per affrontare la questione penitenziaria, che è e rimane una emergenza. La Polizia Penitenziaria non è carne da macello!

Mauro Cirelli, vicesegretario regionale della UIL PA Polizia Penitenziaria del Triveneto, ha commentato così gli episodi del 18 luglio: 

Solo grazie all’intervento e all’alta professionalità dimostrata dal personale, che la situazione non è precipitata.
Quelle delle aggressioni in danno al personale in servizio negli istituti penitenziari costituisce una delle problematiche più difficili, è ormai in costante aumento, e si registrano in molte realtà del territorio nazionale.
Non vogliamo creare allarmismi o strumentalizzare quest'ultimi episodi, ma è del tutto evidente che la frequenza con la quale si registrano eventi critici all'interno delle carceri impone di suggerire ai vertici dell'amministrazione un cambio di rotta e soluzioni immediate a tutela degli operatori che vi prestano servizio.
Infine, rivolgiamo i migliori auguri di pronta guarigione a tutto il personale rimasto coinvolto e ferito.

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