Verona, cambio sesso all'anagrafe: l'operazione non è più indispensabile

È il Sat Pink (Servizio Accoglienza Trans) a riportare la decisione del tribunale scaligero "che ha valorizzato la consulenza psicologica del servizio e le dichiarazioni rese dalla persona trans circa il percorso effettuato"

Il 2016 sarà ricordato come un anno positivo almeno per quel che riguarda i diritti delle persone transessuali e transgender che vivono sul nostro territorio. Infatti anche i tribunali di Verona, Vicenza e Padova, hanno sancito il principio della non obbligatorietà dell'intervento chirurgico di riassegnazione del sesso per ottenere il cambio dei documenti anagrafici.

C'è soddisfazione nella nota diffusa dal Sat Pink-Servizio Accoglienza Trans, che da sei anni svolge sul territorio veneto attività di supporto e sostegno per l’eventuale percorso di transizione, tramite i propri collaboratori ed operatori.
L'associazione poi prosegue scendendo nei dettagli della vicenda. 

L'attività del servizio è stata riconosciuta in particolare dal tribunale veronese che ha valorizzato nella propria decisione la consulenza psicologica del servizio e le dichiarazioni rese dalla persona trans circa il percorso effettuato , ritenendo pertanto superflua ogni ulteriore indagine di carattere tecnico (CTU) volta a verificare la “condizione trans” o la risolutezza della persona nel voler intraprendere il percorso di transizione e che costituisce spesso un appesantimento probatorio inutile e costoso. Il tribunale scaligero ha riconosciuto il diritto fondamentale ad essere sè stessi senza l’obbligatorietà del trattamento chirurgico che definisce “solo una delle possibili tecniche per realizzare l’adeguamento ai caratteri sessuali”, interpretando in modo corretto la legge attualmente vigente.

Inutile sottolineare quanto queste sentenze siano fondamentali per la vita delle persone transessuali e transgender. Non tutti infatti possono o vogliono sottoporsi a interventi chirurgici, pur sentendosi a tutti gli effetti diversi dal sesso di nascita. Questi pronunciamenti permetteranno loro di ottenere la rettificazione del nome anagrafico rendendolo consono al loro reale sentire.

In particolare, nella sentenza di Verona, si legge che “viene lasciato all’interprete il compito di definire il perimetro di tali modificazioni e […] delle modalità attraverso le quali realizzarle. Interpretata alla luce dei diritti della persona – ai quali il legislatore italiano, con l’intervento legislativo in esame, ha voluto fornire riconoscimento e garanzia – la mancanza di un riferimento testuale alle modalità (chirurgiche, ormonali, ovvero conseguenti a una situazione congenita), attraverso le quali si realizzi la modificazione, porta ad escludere la necessità ai fini dell’accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico […]

Questo storico risultato è stato ottenuto nelle sedi giudiziarie di Verona e Vicenza, grazie alla competenza e alla passione dell'avvocata Maria Grazia Sangalli, presidente della Rete Lenford e legale del Sat Pink che ha seguito l'iter dei procedimenti.

Ci auguriamo che questi esempi di lungimiranza e di grande apertura diventino, per il nostro Paese, una prassi comune, sancendo il diritto di essere sè stessi senza l’obbligo della chirurgia.

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