Microrganismi mangia Pfas, la soluzione sembra difficile da applicare

Intanto è stata approvata dal consiglio regionale la mozione per fornire consigli ai cittadini sugli accorgimenti da adottare per limitare gli effetti dannosi dei Pfas

È passato quasi un mese dalla presentazione da parte del Movimento 5 Stelle veneto di una possibile soluzione all'inquinamento da Pfas. Si trattava di microrganismi capaci di fagocitare le sostanze che hanno inquinato le acque di alcuni comuni delle province di Verona, Vicenza e Padova. Di questa soluzione però non si sa ancora nulla e i 5 Stelle avevano chiesto una risposta da parte dell'ente regionale. "Abbiamo immediatamente inoltrato la documentazione ai nostri tecnici, che ora la stanno studiando e approfondendo - ha spiegato l'assessore regionale all'ambiente Gianpaolo Bottacin - Tuttavia, dalle prime informazioni raccolte il sistema proposto sembrerebbe ben difficilmente applicabile su scala industriale. In ogni caso stiamo approfondendo sia con Arpav, che con università e Cnr. Nulla sarà lasciato al caso né su questa proposta, se percorribile scientificamente, né su altre che stiamo valutando o che dovessero emergere".

Nel frattempo il consiglio regionale ha approvato all'unanimità la mozione presentata dalla consigliera regionale di minoranza Cristina Guarda. In questo modo alla giunta regionale è stato dato l'impegno di fornire ai cittadini, in particolare alle donne in gravidanza, consigli ed indicazioni sugli accorgimenti da adottare per limitare gli effetti dannosi dei Pfas. "È più che mai urgente guidare la popolazione della zona rossa e in particolare le donne, le future mamme e le mamme, su quali siano le azioni più adeguate per tutelare la propria salute e quella dei propri figli. Una tutela che deve partire fin dalla fase gestazionale. Il via libera a questa mozione riconosce questa necessità ed ora mi attendo che la regione predisponga un vademecum che aiuti i cittadini delle aree più esposte a fare scelte di qualità per quanto riguarda alimenti, utensili e vestiario. Il tutto nella consapevolezza che si tratta di un territorio diverso dal resto del Veneto perché sottoposto, giorno dopo giorno da almeno 40 anni, ad un inquinamento costante e non soltanto legato all’acqua".

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