Bambino lesionato dopo circoncisione casalinga: denunciati i genitori

Il presunto medico africano che avrebbe svolto l'atto rituale in territorio veronese potrebbe essere una donna non nuova a tali pratiche con i migranti. Intanto il piccolo di un solo anno d'età è tornato a casa, ma i suoi genitori sono stati denunciati per "lesioni gravi"

"Circoncisione" Giovanni Bellini - Di Mentnafunangann - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44443491

Il primo aspetto della vicenda che è forse utile chiarire, è che la circoncisione come pratica in se stessa non ha nulla di problematico, a patto che venga compiuta da personale preparato e all'interno di cliniche autorizzate. Le struttture sanitarie nazionali svolgono infatti tale procedura medica, poiché di questo anche si tratta, nella massima sicurezza per il paziente. Altro dato importante, la circoncisione maschile è quindi ritenuta "legale" a differenza di quella femminile che il nostro ordinamento vieta esplicitamente in quanto arrecante "mutilazioni gravi" e non "lievi" (salvo complicanze nell'intervento svolto in condizioni non adeguate) come nel caso della prima.

Il problema è tuttavia nella distinzione tra circoncisione come "atto medico" ed invece "circoncisione rituale", quest'ultima anch'essa accettata in quanto "atto tradizionale di devozione che può essere oggettivamente ricondotto alle forme di esercizio del culto garantite dall'articolo 19 della Costituzione", non è però un servizio che rientri nel LEA (Livelli essenziali di assistenza) e deve pertanto essere richiesto a pagamento.

A spiegare bene la questione in un'intervista fu sempre l'allora presidente dell’Ordine dei Medici di Padova nonché vicepresidente della FNOMCeO, Maurizio Benato: "L’operazione è esplicitamente esclusa dai LEA e pertanto non può essere eseguita a carico del S.S.N. ma solo a pagamento, presso ospedali e ambulatori disponibili. Non si ritiene infatti che esistano ragioni di carattere etico e sanitario che debbano indurre lo Stato a porre a carico della collettività le pratiche di circoncisione maschile rituale. È necessario continuare l’opera di sensibilizzazione recentemente avviata dal ministero della Salute. Occorre nel contempo fornire alle famiglie interessate risposte adeguate e reali alternative. È infine opportuno sviluppare, nella formazione dei medici e degli operatori sanitari, i temi e le problematiche legate alla migrazione".

Alcuni passi in questa direzione sono stati fatti, come testimonia il progetto "clinico culturale" al Policlinico Umberto I di Roma di cui riferiva lo scorso novembre il Sole24Ore, ma è evidente come siano ancora molti quei migranti che giungono in Italia e scelgono di far circoncidere i propri figli attraverso vie più o meno "clandestine". All'ordine del giorno è il fatto di cronaca che ha visto protagonista una giovane coppia di genitori ghanesi, 31 anni il padre e 29 la madre, i quali da Vicenza dove sono ospitati in un alloggio gestito da una cooperativa, sono giunti nel Veronese per far operare il figlio di un anno da un presunto medico africano.

Il bambino dopo l'operazione ha accusato gravi lesioni al pene e sviluppato una pericolosa infezione, tanto che si è reso necessario il ricovero urgente presso l'ospedale vicentino San Bortolo. Qui i medici hanno operato il piccolo e, grazie a un delicato intervento chirurgico, sono riusciti a salvargli la vita e procedere alla ricostruzione dell'organo genitale. Ora il figlioletto è stato dimesso ed è potuto ritornare a casa dai genitori, i quali però sono entrambi stati denunciati per "lesioni gravi".

Oltre alla denuncia, la questura locale ha inoltre avviato un'indagine per cercare di risalire al supposto "medico" che avrebbe operato la circoncisione provocando le lesioni al bambino. Come detto l'operazione è stata compiuta in territorio veronese, ma la località esatta non è al momento nota, avendo entrambi i genitori dichiarato di "non ricordare" il nome esatto del posto. Ciò che però è emerso nelle ultime ore, è che sembrerebbe trattarsi di una donna, la quale potrebbe anche aver già compiuto diverse volte con altri migranti tale pratica che, vale la pena ribadirlo, è sempre possibile richiedere venga svolta da personale medico ufficiale senza correre i gravi rischi del caso.

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