Presunto "amico imprenditore" raggira un soggetto disabile: spariti 30mila euro

La vittima è un uomo affetto da ipoevolutismo psicofisico, convinto da un suo nuovo "amico" a prelevare somme cospicue di denaro da investire in improbabili affari con sede in Romania

Questura di Verona, dott. Roberto Di Benedetto

Un reato dal nome complesso e, generalmente, molto difficile da dimostrare per le forze dell'ordine, ma nei fatti alquanto semplice da definire e comprendere in tutta la sua spregevolezza: si chiama "circonvenzione di incapaci" e si rischiano fino a sei anni di carcere, detto in parole povere consiste nell'approfittarsi di persone spesso con disabilità psicomotorie, o più in generale riconosciute quali "soggetti deboli", per trarne un personale vantaggio, nella stragrande maggioranza dei casi di tipo economico.

È esattamente quanto avvenuto a Verona durante i mesi scorsi, a partire dall'estate, quando un uomo 50enne affetto da ipoevolutismo psicofisico, perciò ritenuto "soggetto debole", ha incontrato in un bar del Chievo quello che ha creduto essere un nuovo "amico". Uniti forse anche dalla passione per il calcio, essendo la vittima un tifoso della squadra dell'omonimo quartiere, tra i due è nata una frequentazione, purtroppo però non priva di secondi fini, stando almeno alle ipotesi indiziarie fornite dagli inquirenti. La persona conosciuta nel bar dal 50enne, il quale lavora come bidello presso una scuola cittadina, si era inizialmente presentata sostenendo di essere un imprenditore e, ciò nonostante, nel corso del tempo ha poi iniziato a richiedere al bidello somme di denaro e persino la sua auto in prestito.

A destare i primi sospetti, è stato nell'ultimo periodo il mutato atteggiamento da parte proprio della vittima del raggiro: improvvisamente divenuto molto taciturno, tendente all'isolamento, l'uomo aveva persino manifestato alla preside dell'istituto scolastico dove lavora, la sua intenzione di licenziarsi per andare a vivere all'estero, nella fattispecie in Romania. Un insieme di circostanze che ha molto sorpreso la stessa preside, la quale ha deciso così di attivare i servizi sociali per cercare di tutelare quello che sapeva essere comunque un "soggetto debole". A loro volta, i servizi sociali il 18 gennaio hanno informato della situazione la squadra mobile della questura scaligera ed in questo modo sono state avviate le indagini.

A seguito dei primi riscontri, gli agenti hanno potuto dunque constatare come la vittima del raggiro, nel corso dei mesi precedenti, avesse  prelevato una somma di denaro pari circa a 30mila euro, presumibilmente per consegnarla, in parte o in toto, al presunto "amico imprenditore", coinvolto in supposti affari ed investimenti, guarda caso, proprio in Romania. Da settembre il bidello 50enne aveva infatti eseguito una serie di insoliti prelievi dal proprio conto corrente postale, ritirando settimanalmente circa 1.000/1.500 euro. Circostanza che non aveva mancato di insospettire persino l'addetto delle poste, al quale erano state di volta in volta presentate giustificazioni piuttosto fragili e poco credibili.

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La liquidità sul conto postale, derivava peraltro al bidello dalla pregressa vendita della propria abitazione che gli aveva fruttato, oltre ai già menzionati 30 mila euro, anche una seconda tranche di pagamento pari ad ulteriori 38 mila euro, i quali gli dovevano essere accreditati il giorno 21 gennaio. Proprio in quella data il bidello avrebbe dunque dovuto recarsi in posta per effetturare un nuovo prelievo da 5 mila euro, ma avvertiti della situazione, gli agenti della questura hanno deciso di intervenire. 

Appostatisi fuori dall'ufficio postale del Chievo, di comune accordo con la vittima, i poliziotti hanno potuto riscontrare la presenza all'esterno della posta proprio del presunto "amico imprenditore", le cui iniziali sono A. G., 52enne siciliano con pregressi pregiudizi di polizia per truffa e reati contro il patrimonio. Quest'ultimo è stato avvistato in un bar vicino all'ufficio postale, mentre attendeva per l'appunto l'arrivo del bidello. Fermato e perquisito dagli agenti di polizia, A.G. è stato trovato in possesso delle chiavi dell'auto della vittima, di una scheda postamat della quale non ha saputo spiegare la provenienza e titolarità e, infine, del foglio dell'estratto conto corrente postale intestato al bidello riferito agli ultimi tre mesi. A quel punto è quindi scattato l'arresto di A.G., il quale è stato condotto presso il carcere di Montorio, dove tuttora si trova a seguito di convalida e su disposizione del Gip Ferraro.

Per quanto riguarda la vittima del raggiro, a fronte delle numerose evidenze presentategli dagli inquirenti, si è infine reso conto che quello che riteneva essere un "amico" stava in realtà cercando di approfittarsi di lui. Ora ha quindi cambiato idea circa il licenziamento, decidendo di proseguire a svolgere la propria mansione di bidello nella scuola dove da tempo lavora, così come non  ha più intenzione di trasferirsi a vivere in Romania, bensì sta progettando di comprarsi una nuova abitazione a Verona. Per quel che concerne le indagini, in attesa del processo, non sono ad ogni modo ancora ultimate, poiché pur essendo gli agenti riusciti con il loro intervento a preservare i 38mila euro appena accreditati sul conto corrente postale, stanno ora cercando di scavare a fondo per provare a capire che fine possano aver fatto i pregressi 30mila euro già spariti, nella speranza di poterli in qualche modo recuperare.

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