Rifiuti tessili nei capannoni, arresti e sequestri. Coinvolta anche Verona

Vastissima operazione con l'impiego complessivo di 80 militari dell'Arma, anche veronesi, per stroncare un'organizzazione criminale al cui vertice figurano due cittadini italiani, finiti ai domiciliari

Carabinieri forestali

Dalle prime ore di questa mattina, 3 ottobre, è in corso una vastissima operazione che sta impegnando più di 80 militari dell'Arma finalizzata a stroncare un traffico illecito di rifiuti speciali costituiti da cascami e ritagli tessili prodotti a Prato e smaltiti illecitamente all'interno di numerosisissimi capannoni del Centro-Nord Italia, principalmente in Emilia Romagna e Veneto.
I militari del nucleo investigativo del gruppo carabinieri forestale di Modena, insieme ai colleghi di Pavullo nel Frignano (MO) e di altre province, tra cui quella di Verona, hanno posto agli arresti domiciliari i due cittadini italiani ritenuti i capi dell'organizzazione criminale. I carabinieri hanno inoltre sequestrato 24 siti, in esecuzione di provvedimenti delegati dall'Antimafia di Bologna.

L'attività investigativa, che ad oggi ha consentito di deferire all'autorità giudiziaria complessivamente 18 persone, è stata avviata nel luglio 2018, dopo un controllo effettuato nel comune modenese di Pavullo nel Frignano. In quell'occasione i carabinieri forestali trovarono in un capannone industriale circa 2.500 metri cubi di rifiuti tessili contenuti in sacchi neri per l'immondizia. Il successivo approfondimento investigativo, coordinato dall'Antimafia di Bologna e condotto anche mediante l'utilizzo di numerose intercettazioni telefoniche e di riprese video, ha consentito di accertare che i rifiuti erano smaltiti anche in altre numerose località, soprattutto in Veneto.
Il fenomeno è esploso alla ribalta della cronaca come «emergenza sacchi neri». In estrema sintesi, l'illecito smaltimento dei rifiuti speciali ottenuti dalle lavorazioni tessili consisteva nel trasformare, attraverso fittizie operazioni di recupero, i rifiuti in materia prima secondaria o in sottoprodotto, per poi trasportarli ed abbandonarli all'interno di capannoni industriali. Il tutto all'insaputa degli ignari proprietari, ai quali è stato così arrecato un ingente danno economico, costituto sia dalla non disponibilità del capannone sia delle eventuali onerose spese di smaltimento o recupero dei rifiuti abbandonati. Senza ovviamente considerare il potenziale danno ulteriore che poteva derivare dall'eventuale incendio del materiale.

Le iniziali dei due arrestati sono A.G., 53 anni, e G.V., 40 anni. Sarebbero loro al vertice del gruppo criminale. Attraverso quotidiani e plurimi contatti telefonici, avrebbero pianificato e gestito "attività imprenditoriale" illecita, dedita alla gestione di rifiuti attraverso società guidate da prestanome. L'organizzazione sarebbe composta poi da autotrasportatori compiacenti e soggetti impiegati come manovalanza nei vari capannoni di destinazione dei rifiuti tessili.
Le società di cui i due avevano disponibilità sarebbero state utilizzate non solo per emettere documenti sulla movimentazione dei rifiuti, ma anche per utilizzarne indebitamente i titoli autorizzativi nell'ambito della gestione dei rifiuti. In pratica, i rifiuti che venivano stoccati nei capannoni non venivano classificati come rifiuti ma come sottoprodotti o come materia prima secondaria, a fronte di operazioni di recupero mai avvenute.

Ad oggi sono stati posti sotto sequestro oltre 9.000 metri cubi di rifiuti speciali di natura tessile.

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