Gestiva il traffico di droga tra Puglia e Veneto, bloccata associazione mafiosa

Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Verona e Bari da parte dei carabinieri che hanno sviluppato le indagini dirette dall'Antimafia di Venezia

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Centinaia di carabinieri delle province di Verona e Bari, aiutati dai colleghi dei nuclei elicotteri di Bolzano e Bari e dei nuclei cinofili di Torreglia (Padova), Bologna e Bari, dalle prime ore di questa mattina, 16 maggio, hanno eseguito numerosi arresti nei confronti di cittadini accusati di associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti tra la Puglia e il Veneto, il tutto aggravato dalla disponibilità di armi e da minacce ed estorsioni.

In tutto sono finite in manette dieci persone (sei in carcere e quattro ai domiciliari) nell'area di Verona e nove nelle zone di Bari e di Barletta-Andria-Trani. Gli ordini di arresto sono partiti del gip di Venezia, il quale ha ritenuto gli indizi di responsabilità evidenziati dalle indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia veneziana e sviluppate dal nucleo investigativo dei carabinieri di Verona.
Le indagini sono partite nel novembre 2016 da un tentativo di estorsione denunciato da un uomo residente a Verona e successivamente sono state approfondite attraverso attività tecniche. I militari avrebbero così scoperto un gruppo criminale pugliese, formato da soggetti residenti a Verona. E uno di questi soggetti sarebbe ritualmente affiliato ad un clan operante nel barese e sarebbe stato attivo per decenni nel Veronese. Quest'uomo, infatti, avrebbe mantenuto costanti contatti con i referenti del suo clan di appartenenza e si sarebbe adoperato nel capoluogo scaligero per costituire un'associazione criminale gerarchicamente organizzata, stretta da regole di mutua assistenza e dedita principalmente al traffico di sostanze stupefacenti. Un'associazione che avrebbe mantenuto il controllo sulla piazza veronese attraverso minacce ad eventuali gruppi concorrenti.
Gli stupefacenti sarebbero stati trasportati da Bari a Verona attraverso corrieri che utilizzavano anche mezzi pubblici oppure attraverso spedizionieri inconsapevoli che consegnavano ricambi di autoveicoli, all'interno dei quali venivano nascoste marjuana e cocaina. Il prelevamento dei ricambi solitamente veniva effettuato da un ignaro meccanico, il quale veniva minacciato dal gruppo criminale.

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