Sgominata banda specialista di furti a Unieuro. Colpirono anche a Bussolengo

Il danno economico causato alla catena di negozi in cinque mesi è stato di un milione e 300 mila euro, tanto che alcuni centri commerciali rischiavano di dover chiudere. La banda che ha commesso ben 42 furti, aveva colpito anche a Bussolengo nel novembre del 2016

Le fasi di uno degli ultimi colpi realizzati dalla banda all'Unieuro sulla via Emilia Pavese

Quarantadue furti in cinque mesi e un milione e 300mila euro di bottino. Sono questi i numeri da capogiro di una pericolosa banda di romeni che si era specializzata in colpi fulminei e inseguimenti a folle velocità in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia. Nel Veronese, la spregiudicata banda di ladri aveva messo a segno un colpo il 15 novembre del 2016 nel negozio Unieuro di Bussolengo.

Dopo complesse e articolate indagini gli agenti della squadra mobile di Piacenza, coordinati del sostituto procuratore Roberto Fontana, aiutati dai carabinieri della Compagnia di Lodi e dai Ris di Parma, hanno "decapitato" la banda arrrestando il capo, un 31enne romeno, residente, come gli altri cinque in una zona popolare di Cinisello Balsamo.

Altri due connazionali, un 36enne e un 33enne sono stati denunciati per ricettazione. Le indagini sono partite nella notte del 2 agosto quando i banditi hanno preso di mira l'Unieuro sulla via Emilia Pavese. Incappucciati hanno tagliato la saracinesca dell'entrata sul retro dello store con un flessibile, hanno arraffato decine di smartphone per poi scappare a bordo di un'Audi A6 (rubata con una targa di una seconda auto anch'essa rubata) in A1. Ne era nato un folle inseguimento. Loro davanti, le volanti e la polizia stradale dietro fino a quando all'altezza di San Zenone Est sono entrati volutamente in un cantiere sollevando polvere e detriti che hanno garantito loro la fuga a piedi nei campi.

Ma hanno commesso un errore: hanno lasciato nell'abitacolo uno scontrino che li ha incastrati. I carabinieri del Ris di Parma lo hanno analizzato, hanno trovato delle impronte digitali riconducibili a un romeno, hanno incrociato i dati e hanno visualizzato i filmati delle telecamere di sorveglianza del negozio di Como che lo aveva emesso, e hanno avviato le indagini. I sei agivano sicuri e riuscivano a compiere anche tre quattro colpi in poche ore anche in tre regioni differenti. In serata rubavano alcune targhe, le apponevano sulle diverse Audi rubate che custodivano in alcuni garage nella zona dove abitavano, e verso mezzanotte erano pronti per agire. Sapevano dove e come colpire: mai nessun assalto superava gli otto minuti.

Organizzati, spregiudicati, professionisti del furto hanno provocato a Unieuro un danno da un milione e 300mila euro in cinque mesi, ma hanno preso di mira anche Bennet, Ovs, e vari negozi di telefonia. Tutto ciò che rubavano probabilmente, fanno sapere dalla procura, era venduto all'estero. Cambiavano telefonini ogni dieci giorni per non essere intercettati e rubavano le targhe poco prima di entrare in azione per evitare che entrassero nel circuito Sdi delle forze dell'ordine. Il capo della pericolosa banda è stata arrestato a casa di un amico a Milano: dopo aver pedinato la sua fidanzata, gli agenti di Salvatore Blasco, hanno fatto irruzione e lo hanno bloccato. Si trova in carcere a Monza con l'accusa di furto aggravato. Gli altri due sono stati fermati dalle volanti a Cinisello Balsamo e dai carabinieri a Sesto San Giovanni.

Il cuore investigativo è a Piacenza, ma ora le indagini proseguono sia per catturare gli altri tre componenti della banda, scappati in Romania, sia per attribuire al sodalizio criminale le decine di colpi messi a segno in altrettante città nel corso dei mesi. Unieuro ha ringraziato sentitamente gli investigatori: il danno provocato dai sei era talmente alto che pensavano di dover chiudere alcuni punti vendita.

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