Anziana di 86 anni segregata in casa e sottoposta ad ogni genere di tortura

Il responsabile, Iunie Timcic, migrante 44enne, da ubriaco aveva legato e imbavagliato la vicina di casa a San Martino Buon Albergo: poi l'aveva picchiata, derubata di 500 euro e stava tentando di violentarla

Le aveva praticamente fatto di tutto: legata, imbavagliata, picchiata, offesa, derubata e la stava persino per violentare. Un incubo. Un fatto di una tale ferocia, perpetrato su un'anziana di 86anni, che ieri mattina, in tribunale, ha fruttato al suo responsabile, Iunie Timciuc, 44enne, è stato condannato a sei anni e sei mesi di carcere e al pagamento di 6mila euro. Tutto risale al 16 dicembre dello scorso anno, in piazza del Popolo a San Martino Buon Albergo.

UNA TORTURA - Quella notte, il 44enne vicino di casa dell'anziana avrebbe bevuto molto. Lui almeno si era difeso così: la violenza è scattata in pochi attimi, ovvero quando era entrato nella casa fracassando una finestra con la pedana di un ombrellone. L'uomo aveva vagato per trovare l'anziana: l'aveva picchiata sulla testa, facendole perdere i sensi. Poi l'aveva legata e imbavagliata con alcuni foulard. Per alcuni terribili momenti la signora di 86 anni era stata così alla mercè dell'uomo violento. Mentre era a terra l'aveva picchiata, offesa, minacciata più volte arrivandole persino ad abbassarle i collant ma fermandosi all'ultimo momento. Per non lasciare nulla di intentato si era intascato anche i soldi della vittima, circa 500 euro. Se la povera anziana non avesse trovato il coraggio, la forza, di liberarsi, chissà come sarebbe andata a finire. Costretta ad ogni genere di abuso da parte di ubriaco, manesco e fuori di sè.

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L'EPILOGO - E' stato così che la donna, divincolandosi è riuscita a liberarsi dal bavaglio e ha cominciato ad urlare. Il caso ha voluto che in quel momento passassero due persone che, intimorite, avevano chiamato il 112. Come spiegano i quotidiani locali, quando la pattuglia dei carabinieri era arrivata davanti alla casa di piazza del Popolo, l'aggressore era ancora dentro. Ma non si è dato per vinto. Solo dopo una fuga attraverso i tetti è finito in manette e, successivamente, in carcere. La signora era stata trasferita in ospedale dove gli erano state diagnosticate lesioni varie ed escoriazioni, fratture alle costole e alla mano. Sarebbe poi guarita in 50 giorni. Ma gli incubi conseguenti alla brutale e feroce aggressione le rimarranno ancora a lungo, c'è da giurarci. Le accuse erano quindi sequestro di persona, rapina e lesioni personali aggravate. Ieri, in tribunale davanti al pm Giuseppe Pighi, il suo avvocato ha cercato di concordare 5 anni, senza successo. Per questo si è arrivati al rito abbreviato (prevede una riduzione di un terzo della pena, ammettendo la piena responsabilità) conclusosi con la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione pronunciata dal giudice Isabella Cesari.

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