Ponte della Motta, il Pd accusa il sindaco Casu: "La colpa è solo sua"

La Soprintendenza risponde al deputato D'Arienzo in seguito all'alluvione delle ultime settimane: "Il Comune di San Bonifacio è rimasto immobile: nessuna opposizione al fermo dei lavori dell'opera"

Il ponte della Motta a San Bonifacio

"Basta rinvii e scaricabarili. Sul ponte della Motta chi governa faccia il proprio dovere". Così Vincenzo D’Arienzo, deputato Pd, dopo aver ricevuto la risposta dalla Soprintendenza ad una sua lettera. Dopo tante notizie discordanti, D’Arienzo aveva infatti chiesto di conoscere quali erano le reali possibilità di intervento sul ponte sul fiume Alpone a Motta di San Bonifacio. L'opera andrebbe ad ostruire il deflusso delle acque in caso di piena, situazione resa drammaticamente evidente dal continuo ripetersi di inondazioni ad un ritmo molto superiore che in passato, fonte di pericolo e insostenibile paura per la popolazione tutta e in particolare per gli abitanti del quartiere Motta. Il progetto del Genio Civile per la messa in sicurezza dell’area, secondo il parlamentare, "è basato solo sull’abbassamento dell’alveo e sulla risagomatura degli argini, senza interventi sul ponte".

Secondo quanto ricostruito dal Partito democratico veronese, nel marzo 2013 la Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici del Veneto comunicava la sussistenza dell’interesse culturale del ponte suddetto, ponendo quindi vincoli estremamente forti a qualsiasi intervento. Alla richiesta di D’Arienzo, il Soprintendente dichiara chiaramente la ferma volontà di mettere al centro la salvaguardia dell’incolumità pubblica, che costituisce valore assoluto, e di conseguenza la possibilità di valutare anche in tempi brevi soluzioni alternative. Ma altrettanto chiaramente esprime che "il Comune di San Bonifacio non ha presentato alcuna osservazione al provvedimento che imponeva l’interesse culturale sul ponte: solo silenzio, un silenzio che diventa assenso".

Stefano Piccoli, capogruppo Pd in Comune, ha poi rincarato la dose: "Il sindaco Antonio Casu quindi porta con sé la grave responsabilità del non aver espresso per tempo nelle sedi giuste le preoccupazioni dei propri concittadini: ora il Comune ha fatto ricorso al Tar contro le decisioni della Soprintendenza, si perderà ancora tempo a causa di tanta superficialità dell'amministrazione Casu".

Continua Piccoli: "Ora Casu chiede genericamente di alzare il ponte sopra gli argini senza dire nulla su come fare e quali conseguenze ci sarebbero per il quartiere di Motta. Manca inoltre una definizione di tempi certi di intervento. Riteniamo che esista la possibilità di coniugare sicurezza, tutela dei monumenti e mantenimento dell’attuale vivibilità urbanistica di Motta in un unico intervento e per questo abbiamo rilanciato con forza l’idea del ponte mobile e su questo obbiettivo concentreremo tutti i nostri sforzi. È tempo di uscire dalla logica dell’emergenza che ci ha abituato la politica del centrodestra a tutti i livelli compreso quello regionale, dove assistiamo da anni all’indegna lentezza per la costruzione dei bacini di laminazione. Con i nostri deputati e amministratori ci impegniamo a mettere fine a tutto questo" conclude il capogruppo.

LA REPLICA DEL SINDACO DI SAN BONIFACIO ANTONIO CASU: "SUL PONTE ERAVAMO GIA' ATTIVI NEL 2002"

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