Il ministro Martina a Verona per Fieragricola: "Tornare ai dazi ucciderebbe nostre aziende"

Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nel corso della sua visita a Verona alla 113ª edizione di Fieragricola, parla di Politica agricola comune, di commercio internazionale e dazi, di innovazione e tecnologie e traccia, di fatto, un bilancio di fine legislatura

Il Ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina in Fiera a Verona

«La Fieragricola di Verona si conferma una delle rassegne sull’agricoltura più importanti a livello europeo, di cui si percepisce la crescita e la costante attenzione all’innovazione. In questi anni anche l’agricoltura si è agganciata con successo alle innovazioni di Industria 4.0, assicurando la possibilità di accedere ai super-ammortamenti e agli iper-ammortamenti per il settore primario – ha dichiarato Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, in visita oggi alla Fiera di Verona –. Innovazione e tecnologie stanno diventando a tutti gli effetti reali leve di investimento per le nostre imprese agricole. Dobbiamo lavorarci ancora tanto, ma abbiamo aperto una strada e quindi adesso bisogna insistere». 

Tutelare le Dop e le indicazioni geografiche

Sono due gli effetti positivi degli investimenti in tecnologia e innovazione, secondo il ministro: «Per aumentare la redditività delle imprese e per essere più sostenibili, grazie a innovazioni di processo, di prodotto, a nuovi modi di produrre». Stimolato sul problema dell’Italian sounding nell’agroalimentare, Martina ha rivendicato il ruolo dell’Italia come protagonista sul fronte dei controlli. «Siamo i primi in assoluto in Europa per controlli e verifiche nei mercati europei o oltre confine – ha affermato Martina –. Dobbiamo avere regole forti in mercati aperti per tutelare, in particolare, le nostre produzioni di qualità e quindi le Dop e le indicazioni geografiche». 

Il Minisitro contrario ai dazi proposti da Salvini

Dal ministro anche un accenno al protezionismo commerciale. «Bisogna avere regole condivise, perché in mercati dove ci sono regole e ci si riconosce reciprocamente si può combattere il falso cibo. L’idea di tornare ai dazi porterebbe ad ammazzare l’esperienza agroalimentare italiana, mentre noi abbiamo bisogno di esportare di più e con più semplicità. Lo dico in particolare qui a Verona, pensando alle nostre cantine, alle aziende vitivinicole, a tutte le imprese che hanno bisogno di più export e non di dazi, barriere e dogane». 

Un bilancio di fine mandato

Dopo cinque anni alla guida del dicastero di via XX Settembre, Martina non si è sottratto a un bilancio vero e proprio. «Sono più le cose che dobbiamo fare che non quelle che abbiamo fatto, ad esempio nella lotta alla burocrazia e alla semplificazione delle attività – ha spiegato Martina –. Ma sono soddisfatto di tante cose che abbiamo portato a casa, come l’abbattimento delle tasse agricole con l’eliminazione di Imu, Irpef e Irap per oltre un miliardo di euro; penso a tutto il tema dell’origine in etichetta e all’introduzione di una regola assolutamente nuova per il latte, per il grano, per il riso. Per la prima volta l’Italia sperimenta l’obbligo dell’origine in etichetta». 

L'export agroalimentare, i giovani e l'agricoltura

«Solo nel 2017 – ha proseguito il ministro – 10mila giovani hanno iniziato a fare imprese agricole in questo Paese. Un dato incredibile, interessantissimo per la svolta generazionale in agricoltura». E, ancora, il record di export agroalimentare. «Siamo arrivati al ministero nel 2013 con un export agroalimentare di 30 miliardi di euro e nel 2017 siamo arrivati a 41 miliardi: oltre 10 miliardi in più in quattro anni, e sanno bene le cantine del Veneto che cosa ha significato. Molte cose sono ancora da fare». 

Previsioni per il futuro

Fari puntati anche sulla Politica agricola comune dopo il 2020. «Abbiamo di fronte la sfida della Pac con un bilancio comunitario nuovo: abbiamo iniziato a lavorarci – ha detto Martina –. Io credo che l’Italia dovrà essere protagonista, soprattutto nei prossimi mesi, discutendo con Bruxelles per orientare alcune scelte strategiche della nuova politica agricola. Più noi salderemo agricoltura, alimentazione e ambiente anche nelle politiche di Bruxelles, più garantiremo un futuro all’agricoltura mediterranea, italiana ed europea». 

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