Servizi idrici, prove di aggregazioni al Nord. Viveracqua, un modello da esportare

Il Presidente Niko Cordioli: "Un percorso che va agevolato ed implementato. Bisogna evitare la frammentazione". In attesa dei decreti della Legge Madia, sarebbe auspicabile la creazione di un'unica società nel veronese

Il presidente di Acque Veronesi Niko Cordioli

Parola d’ordine: partnership. Dalla Lombardia, al Piemonte, passando per il Veneto. In tutto il nord è corsa alle aggregazioni delle società che gestiscono il servizio idrico nel paese. Aggregazione come modello di efficienza, risparmi gestionali e capacità d’investimento. È il quadro descritto da un articolo de Il Sole 24 Ore, che analizza la situazione relativa ad alcune delle più importanti aziende del settore che negli ultimi anni hanno messo in sinergia servizi, risorse, attuando economie di scala. È il caso della Lombardia, dove da circa 1 anno opera “Water Alliance”, la partnership che vede coinvolte 7 tra le più importanti public utilities della regione, con un bacino di oltre 5 milioni di utenti. Uffici, albo fornitori, energia elettrica e tanti altri settori vengono messi in comune tra le società in Lombardia, così come in Piemonte. La Smat di Torino ingloba infatti 8 aziende dell’idrico, servendo 3 milioni di cittadini.

Ma l’esempio più significativo e virtuoso di partnership nella gestione del servizio idrico arriva, secondo il quotidiano di Confindustria, dal Veneto. Viveracqua è infatti la holding più importante a livello nazionale, sia per numero di società “gemellate”, sia per capacità economica della struttura, sia per ampiezza del territorio servito. Un vero e proprio modello  di efficienza “made in Veneto”, preso ad esempio in tutto il Paese, che vede aggregate 14 aziende della regione  a totale capitale pubblico, tra le quali Acque Veronesi. La società scaligera è tra i capofila del progetto, nato nel 2011 su iniziativa del sindaco di Verona Flavio Tosi e di quello di Vicenza, Achille Variati. Il presidente Niko Cordioli, coordinatore dei consigli di amministrazione che compongono il consorzio, ha commentato: “Razionalizzare e centralizzare le attività, creare gruppi di lavoro stabili e specifici, coordinare costanti relazioni istituzionali, pur mantenendo ciascuno le specificità del proprio territorio. Questa è la mission di Viveracqua. I numeri dimostrano che quello delle aggregazioni è un percorso virtuoso, a costo zero, che va implementato e agevolato nell’interesse della collettività”.

Ancora oggi esistano provincie in Italia dove operano la bellezza di ben 10 gestori. A Verona la realtà è diversa, esiste infatti una sola Aato e 2 gestori (Acque Veronesi gestisce il servizio in 77 comuni, Ags in 19 comuni della zona del lago di Garda).  Proprio partendo dall’esperienza veronese, dove tra le 2 società vi è già una forte partnership (Acque Veronesi mette infatti a disposizione di Ags il proprio laboratorio analisi), è importante che queste alleanze non vengano ostacolate. In vista dei prossimi decreti previsti dalla Legge Madia, sarebbe un’opportunità incominciare a pensare seriamente alla creazione di un’unica società che gestisca il servizio idrico in tutta la provincia scaligera, così come previsto del resto, dalle indicazioni normative attuali che prevedono l’affidamento del servizio ad un unico gestore per l’intero ambito.

Acque Veronesi ha nello scorso mese di gennaio ottenuto un finanziamento di 20 milioni di euro dalla Bei, la Banca Europea degli investimenti. L’operazione, denominata “Viveracqua Hydrobond”, consentirà all’azienda di lungadige Galtarossa di programmare lavori per il riammodernamento di reti acquedottistiche e fognarie e la realizzazione di nuove infrastrutture in tutta la provincia.

I NUMERI DI VIVERACQUA:

- Comuni serviti in tutto il Veneto: 530

- Fatturato complessivo 2014:  680 mln di euro

- Numero utenti: 4,2 milioni di abitanti.

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