Pfas, Acque Veronesi: nella centrale di Lonigo valori in linea con i parametri di Stati esteri

Circa la presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque di approvvigionamento della centrale acquedottistica di Lonigo sono stati comparati i valori della provincia scaligera con quelli di altri Stati

La mappa delle aree contaminate dall'inquinamento da Pfas

Acque Veronesi, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 77 comuni della provincia scaligera, rende noti i valori presenti nella rete acquedottistica alimentata dalla centrale di Lonigo, interessata dal 2013 dalla presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nella falda acquifera.

Premesso che l’attuale normativa in materia di limiti di performances impiantistica viene applicata nella sola Regione Veneto (è l’unica regione in Italia ad aver recepito le indicazioni fornite dall’Istituto Superiore della Sanità), è rispettata e continuamente monitorata dagli enti sanitari preposti, Acque Veronesi, l’ente gestore che ha in carico la conduzione della centrale di Madonna di Lonigo, ha provveduto ad uno studio finalizzato alla comparazione con altri Stati esteri. Da tale ricerca, che ha preso in esame una decina di Paesi, è emerso che l’acqua erogata dalla centrale di Lonigo risulterebbe assolutamente conforme in paesi come Germania, Regno Unito, Olanda, Danimarca, Canada e Australia.

In virtù di questi dati se venisse applicata, come da più parti richiesto, la normativa vigente in tali nazioni anche nei paesi del Veneto, la potabilità relativa alla presenza di PFAS nelle reti in gestione ad Acque Veronesi, sarebbe esente da qualsiasi criticità. Per quanto concerne i limite svedesi, non è possibile comparare i valori dei PFAS in quanto tali sostanze vengono raggruppate all’interno di gruppi molecolari non presi in esame dalla norma italiana.

Sarebbe comunque possibile rispettare anche i valori estremamente restrittivi presenti nelle normative statunitensi attraverso ingenti costi gestionali. Infatti, da studi effettuati, con l’assetto impiantistico attuale ed adottando il limite U.S. EPA (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente americano), emerge che per non superare tali limiti sarebbero necessari frequenti sostituzioni del carbone attivo, presumibilmente ogni 3 mesi, con un costo di circa 800 mila euro annui per il solo acquisto del carbone attivo, l’unico materiale adsorbente adottabile nell’impianto di Lonigo. A questa spesa andrebbero aggiunti altri costi gestionali relativi all’installazione e manutenzione dei filtri.

In riferimento infine alle dichiarazioni del presidente della Provincia di Verona Antonio Pastorello, che ha richiesto che i limiti veronesi vengano equiparati a quelli americani ed una sostituzione più frequente dei filtri a carbone attivo, il presidente di Acque Veronesi Niko Cordioli ha spiegato: “Ho appositamente convocato una riunione il prossimo 24 maggio per discutere in Consiglio di Amministrazione la proposta di Pastorello. È inoltre mia intenzione portare quanto prima all’attenzione dell’Assemblea dei Soci della società il suggerimento del presidente della Provincia”.

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