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Case popolari, Zaia: «Pronti ad aggiustamenti, ma la riforma non cambia»

Il presidente della Regione Veneto apre a possibili correzioni, valutando le segnalazioni dei cittadini, ma non farà nessun passo indietro su di una riforma che ha provocato aumenti degli affitti e polemiche

 

Non faremo passi indietro sui caposaldi della nuova legge sugli alloggi di edilizia pubblica popolare: il patrimonio di quasi 40mila case pubbliche del Veneto deve essere a servizio dei nuclei più deboli e più poveri, non di chi può permettersi di accedere al libero mercato. Questa è la finalità sociale dell'edilizia pubblica.

Cifre alla mano, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha difeso lo spirito e l'applicazione della riforma della regole di assegnazione delle case popolari in Veneto.
Le nuove regole sono diventate operative dall'1 luglio ed hanno introdotto contratti a termine e un ricalcolo degli affitti in base al reddito e alla situazione patrimoniale dell'inquilino. Aumenti che sono stati contestati politicamente, soprattutto dal Partito Democratico, in diverse province venete, Verona compresa, dove sono state organizzate manifestazioni di protesta davanti alla sede di Ater, l'azienda regionale che si occupa dell'edilizia residenziale pubblica.

I numeri forniti dalla Regione Veneto parlano di una riforma che ha toccato 5.823 inquilini su un totale di 39.733. «Un numero che rappresenta meno del 15% degli inquilini - ha ribadito Zaia - Tra di loro ci potranno essere casi sociali, persone anziane o con disabilità o famiglie in situazioni di criticità, di cui terremo certamente conto. Abbiamo istituito sette nuclei tecnici territoriali per valutare le singoli posizioni e proporre, entro il 30 settembre, eventuali aggiustamenti nelle norme per non creare situazioni di sperequazione o ingiustizia. Ma non cambieremo la legge, né siamo disponibili a chiudere un occhio verso i quasi 3mila inquilini che non hanno presentato la dichiarazione Isee, né verso quanti, con centinaia di migliaia di euro di risparmi accantonati, si rifiutano di pagare i nuovi canoni. La funzione sociale della Regione non è quella di essere una società immobiliare e di lucrare sugli affitti, ma quella di garantire il diritto alla casa a chi non ce la fa ad accedere ai prezzi di mercato».

All'analisi di Zaia si è aggiunta quella dell'assessore al sociale Manuela Lanzarin. «La nuova legge ci ha consentito di fare chiarezza e di fotografare, per la prima volta, e in modo oggettivo, redditi e patrimoni mobiliari e immobiliari degli assegnatari, individuando anche casi clamorosi - ha detto Lanzarin - Come quelli di chi con un milione di euro di risparmi paga 250 euro al mese di affitto per un alloggio di 100 metri quadrati o chi paga appena 10,87 euro al mese per un appartamento di 130 metri quadrati e ha accantonato depositi per 340mila euro. Oppure come chi, pur disponendo di patrimoni immobiliari e immobiliare, non paga l'affitto da più di 4 mesi. Le sette Ater del Veneto registrano ad oggi 2.108 inquilini morosi e hanno accumulato un credito per morosità per 15 milioni di euro».

Presidente e assessore, infine, rivolgono un appello: «Segnalateci i casi critici, i possibili errori amministrativi o di calcolo dei nuovi canoni. Regione e Ater sono pronte a valutare le singole situazioni e ad applicare correttivi. Ma non fate le barricate di fronte ad un intervento che riporta giustizia nella gestione del patrimonio pubblico e che vuole andare incontro ai più poveri, a quanti sinora sono rimasti esclusi da un bene sociale, pur avendone diritto».

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