Verona capoluogo del Veneto, il Pd difende l'idea: «Lavoriamo alla città metropolitana»

Così i consiglieri scaligeri del Pd: «Siamo più che disponibili a lavorare sull’ipotesi di città metropolitana, purché il progetto dell’amministrazione Sboarina sia serio ed ambizioso»

Verona

Il Partito democratico veronese continua a difendere la propria proposta di provare a sostenere l'ipotesi di una trasformazione della città di Verona in capoluogo del Veneto, sottraendo il "titolo" a Venezia. L'idea troverebbe la sua origine, oltre che nell'incremento demografico con i circa 260mila cittadini ed un «bacino di quasi 400mila abitanti», anche nel collocamento strategico dal punto di vista geografico ed economico nel nord Italia della città scaligera. 

«Per quanto sia stata definita "bislacca" e "populista", - scrivono in una nota i consiglieri comunali del Pd Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani - la  nostra provocazione sullo spostamento del capoluogo di Regione ha raggiunto l’obiettivo di aprire una discussione sul ruolo di Verona nel Veneto e di mettere a nudo decenni di carenze nella politica regionale veneta che richiedono soluzioni più serie ed organiche delle ultime comparsate di Zaia in riva all’Adige».

Le prime critiche alla proposta erano arrivate dal consigliere di minoranza Tommaso Ferrari, esponente di Traguardi, il quale aveva etichettato l'idea del Pd come una «sparata populista» e, peggio ancora, «una barzelletta riuscita male». Ma l'idea del Pd parrebbe mirare anche ad altro rispetto al fomentare una sterile polemica, vale a dire rivendicare un "riconoscimento" politico ed economico maggiore rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi: «Siamo già crocevia del Nord Europa e capitale ideale dell’area del Garda - spiegano i consiglieri veronesi del Pd - su cui convergono diverse città di diverse regioni, aeroporto e vie primarie di comunicazione. Sbagliano dunque quei politici regionali che continuano a pensarci come la periferia dell’impero, più affine alla Lombardia che al Veneto. Al contrario, siamo l’affaccio del Veneto sull’Europa, e questo va riconosciuto con adeguate risorse».

Scetticismo sul tema emerge però anche dal commento di un altro consigliere di minoranza quale Michele Bertucco, il quale sostiene in una nota che «con questa classe politica non farebbe alcuna differenza avere il capoluogo a Verona piuttosto che a Venezia». Ma oltre a ciò, lo stesso Bertucco si volge verso un'altra direzione: «Sarebbe utile capire - argomenta infatti il consigliere comunale Bertucco - se almeno sull’obiettivo di costituire la città metropolitana ci sia comunanza d’intenti tra amministratori locali, consiglieri regionali e parlamentari di tutti gli schieramenti. Sarebbe questo un giusto riconoscimento e un buon trampolino per l’ulteriore sviluppo di Verona». E proprio in tal senso parrebbero andare anche le parole degli esponenti locali del Pd: «Siamo più che disponibili a lavorare sull’ipotesi di città metropolitana, purché il progetto dell’amministrazione Sboarina sia serio ed ambizioso al punto giusto».

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