Perde il marito 49enne: «Irriconoscibile la salma resa dall'ospedale»

Denuncia pubblica di una donna di Lugagnano di Sona rimasta da poco vedova. «Mio marito era un uomo meraviglioso, al suo funerale c'erano più di trecento persone. Non meritava questo trattamento da morto, questa mancanza di cura e rispetto»

Marco Mazzi

Scuse formali e la rassicurazione che l'episodio non ricapiti più anche per non disincentivare la donazione degli organi. È quanto chiesto da una donna di Lugagnano di Sona, rimasta sotto shock per il trattamento che avrebbe ricevuto da parte dell'ospedale di Borgo Trento dopo il decesso del marito.
La donna ha deciso di denunciare pubblicamente quanto sarebbe accaduto a lei e ai suoi figli, dopo essersi consultata con Riccardo Vizzi ed essersi rivolta allo Studio 3A.

Tutto avrebbe avuto inizio sabato 24 novembre, quando il 49enne Marco Mazzi, commerciante ambulante, ha avuto un malore. La moglie e i figli hanno chiamato il Suem e i sanitari hanno stabilizzato il paziente portandolo al pronto soccorso. Poche ore più tardi le condizioni di Marco Mazzi sono peggiorate e domenica 25 novembre è stata dichiarata la sua morte cerebrale. Alla compagna e ai figli del 49enne è stato chiesto il consenso per l'espianto degli organi e loro hanno acconsentito. «Abbiamo solo chiesto che il corpo di mio marito fosse presentabile per il funerale, ottenendo tutte le rassicurazioni», ha raccontato la moglie di Mazzi.

LA RISPOSTA DELL'AZIENDA OSPEDALIERA

Dopo l'espianto, la vedova ha chiesto di poter vedere la salma del marito e di poterla trasportare nella cella mortuaria dell'impresa di onoranze funebri a cui si era rivolta. «Non c'è stato verso - ha riferito -  Dall'ospedale ci hanno detto che ci avrebbero pensato loro, che quando il decesso avviene di domenica non spostano le salme. Ma lunedì la salma di Marco era libera: non comprendiamo questo diniego».

I cari hanno potuto rivedere il corpo di Marco Mazzi un'ora prima del funerale, martedì 27 novembre. «La salma era tutta gonfia e irriconoscibile, in avanzato stato di decomposizione: non era stata conservata in cella frigorifera e non era stata pulita - ha dichiarato la moglie del 49enne - Mio marito era un uomo meraviglioso, al suo funerale c'erano più di trecento persone. Ha avuto una vita difficile, soprattutto da ragazzino, non meritava questo trattamento da morto, questa mancanza di cura e rispetto. La mia non è una critica nei confronti della donazione degli organi, ma non è giusto che chi compie questa scelta di alto senso civico e morale riceva questo "ringraziamento". Non riesco a capacitarmi di come, nel terzo millennio e in una struttura come l'ospedale Borgo Trento di Verona, possano capitare fatti del genere, frutto di scarsa organizzazione e considerazione nei confronti dei defunti e delle loro famiglie. Non avrò pace finché non saranno chiarite le responsabilità».

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