"Vade retro Salvini", la Lega contro Famiglia Cristiana. Paolo Paternoster: "Sono indignato"

In campagna elettorale "il Capitano" aveva giurato sulla Bibbia, oggi non è piaciuta in casa Lega la copertina della storica rivista cattolica "Famiglia Cristiana" che lo assimila a Satana

Il deputato leghista Paolo Paternoster mostra la copertina "incriminata" di Famiglia Cristiana

Non è affatto piaciuta al deputato veronese della Lega Paolo Paternoster la recente copertina della rivista cattolica Famiglia Cristiana, nella quale si suggerisce una eloquente equiparazione tra Matteo Salvini e, di fatto, niente meno che Satana. Si è detto «indignato» Paolo Paternoster, dopo aver visto «la dir poco "singolare" prima pagina di Famiglia Cristiana di questo mese, verrebbe da dire: non la compriamo più». Al centro della questione politica, ma inevitabilmente anche etica, sollevata dalla rivista cattolica vi è chiaramente l'operato di Matteo Salvini nella veste di Ministro dell'Interno, in particolare per quel che riguarda la sua gestione dell'accoglienza migranti.

Da Famiglia Cristiana a un quotidiano cattolico come Avvenire, vi è sempre stata grande attenzione nei confronti di chi fugge da guerre, carestie, o anche semplicemente sceglie di lasciare la propria terra d'origine per cercare fortuna altrove, i cosiddetti "migranti economici", ve ne sono tanti anche di italiani come è noto. Le prime mosse da Ministro dell'Interno di Salvini hanno inevitabilmente scontentato chi si dichiara per una società aperta, all'insegna della fratellanza universale, secondo un ecumenismo che da sempre, storicamente e non solo in senso dottrinale, appartiene alla Chiesa cattolica romana.

Stupisce dunque la descrizione dell'operato del Ministro dell'Interno che il deputato Paternoster fornisce, con il candore di chi pare abituato a parlare ai microfoni televisivi, piuttosto che alla cosiddetta coscienza, anima per chi ci crede, del suo uditorio: «Mi chiedo: ma chi rappresenta veramente Satana oggi? - incalza l'On Paternoster - Matteo Salvini, che coraggiosamente, contro tutti, sta cercando di salvare migliaia di vite umane, bambini, donne e uomini facendo loro evitare le famose attraversate della morte, cercando in tutti i modi di creare a casa loro le migliori condizioni di vita, coinvolgendo la Comunità Internazionale che, solamente fino a qualche settimana fa, girava le spalle davanti a questo problema immenso, lasciando sola Italia?».

Davvero Matteo Salvini sta facendo tutto questo? Quali sono esattamente le politiche messe in atto «a casa loro» per «creare le migliori condizioni di vita»? Davvero bloccare in mare per giorni delle navi cariche di migranti spammando sui social i tanti ben noti hashtag come #chiudiamoiporti, significa «salvare migliaia di vite umane, bambini, donne e uomini facendo loro evitare le famose attraversate della morte»? Ciascun punto di vista sulla questione è legittimo, per carità, ma è inevitabile che qualcuno continui a leggere le politiche salviniane come profondamente muscolari e ai limiti del diritto, oltre che piuttosto discutibili sotto il profilo etico.

È quello che ha fatto Famiglia Cristiana, puntando il dito contro due concetti individuati come cardinali nella politica e nelle strategie di ricerca del consenso elettorale del segretario della Lega Matteo Salvini: il nazionalismo e il razzismo. Accuse che lo stesso Salvini si premura sempre di smentire, almeno per quanto riguarda il razzismo, declinando il nazionalismo in sovranismo (è ancora il vecchio adagio leghista "padroni a casa nostra" dopotutto, solo tarato su scala nazionale), e riconducendo il razzismo alla necessità di difendere la propria identità: "Prima gli italiani. Gli stranieri li accettiamo, purché non delinquano e rispettino le nostre tradizioni (che ben inteso sono le migliori esistenti)". 

Oggi, significativamente, Famiglia Cristiana cita un discorso di Papa Paolo VI del Natale 1964:

«Il nazionalismo che divide i popoli opponendoli gli uni agli altri, alzando fra loro barriere di contrastanti ideologie, di psicologie chiuse, di interessi esclusivi, di ambizioni autarchiche, quando non sia di avidi e prepotenti imperialismi. Questo nemico della fratellanza umana oggi riprende vigore.

[...] Altro ostacolo, rinascente anch'esso, il razzismo, che separa ed oppone le differenti stirpi componenti la grande famiglia umana, creando orgogli, diffidenze, esclusivismi, discriminazioni, e talora oppressioni a danno del reciproco rispetto e della dovuta stima, che devono fare delle diverse denominazioni etniche un pacifico concerto di popoli fratelli».

Non basta, probabilmente, per dirimere la questione, contrappore a queste parole quelle dell'On. Paolo Paternoster in base alle quali «Satana sono, ad esempio, i trafficanti di esseri umani che usano questa povera gente, mandandola in Italia per poi sfruttarla, magari facendo sparire molti bambini per poi contrabbandarne gli organi, facendo prostituire le donne sui cigli delle strade, sfruttando gli uomini come nuovi schiavi nei campi o facendoli spacciare nelle nostre città». Il fatto è che così si elude il problema: i reati vanno puniti e contestati, certo, ma non si può far credere che a commetterli siano solo gli stranieri, così come non è possibile definire in linea col Vangelo una politica che nelle vittime della tratta di esseri umani dimostra spesso di vedere "numeri", più che «povera gente». Non basta insomma giurare sulla Bibbia in campagna elettorale per poi avere il pieno avvallo della comunità cattolica, è necessario anche essere lineari su temi come l'accoglienza dell'altro e l'apertura nei confronti del diverso. Sul tema le parole del teologo Pino Lorizio, contenute in un articolo dal titolo "Perché non si può essere cristiani e razzisti", lasciano pochi dubbi:

«Chi ha paura dell’alterità, del dialogo e dell’accoglienza mostra una profonda insicurezza e un radicato egoismo, che nulla ha a che vedere con la fede nel Dio unico, tanto più se si tratta del Dio di Gesù Cristo, che raccoglie in sé, unitamente all’unità della natura, l’alterità delle persone, tenute insieme dal vincolo di un amore assoluto, che il cristiano è chiamato a vivere ed esprimere nella propria esistenza».

Le critiche rivolte a Famiglia Cristiana da parte di Paternoster, non sono comunque state le uniche negli ambienti leghisti. A prendere posizione sono stati anche il consigliere comunale Zelger e il consigliere comunale e deputato Vito Comencini, rivendicando le «radici cristiane» e accusando Famiglia Cristiana di «relativismo», oltre che di essere «radical chic». A loro ha voluto rispondere a Verona un laico e radicale Giorgio Pasetto: «Mentre in Italia le aggressioni a sfondo razzista si stanno moltiplicando in modo esponenziale e direttamente proporzionale alle esternazioni anti-migranti di Salvini, - attacca il Presidente di Area Liberal Pasetto - a Verona Zelger e Comencini  diventano i fustigatori della stampa cattolica che osa opporsi al pensiero dominante. A questi due consiglieri dico senza mezzi termini che sono fuori tema e fuori tempo. Da portatore del pensiero liberal e attivista radicale  sono fiero  dell’iniziativa "Ero straniero" che ha raccolto migliaia di firme in tutta Italia». 

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