Obbligo vaccinale, Azzalin attacca Zaia: "Veneto modello fallimentare"

Il consigliere regionale del PD commenta “le dichiarazioni del Presidente della Giunta a proposito della retromarcia decisa da Palazzo Chigi”, mentre Alessia Rotta mette nel mirino il Movimento 5 Stelle

Le dichiarazioni di Barillari su vaccini e scienza sono inquietanti. E la presa di distanza del movimento 5 stelle è tardiva e imbarazzante.

Lo ha scritto in un post su Facebook Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico, commentando le dichiarazioni del consigliere pentastellato della Regione Lazio.

Questi sono gli stessi che vogliono abolire la democrazia rappresentativa per fare decidere tutto nella stanza di Casaleggio con un semplice click. Sono quelli de "l'uomo non è mai andato sulla luna" e "si dovrebbero vietare i matrimoni tra specie diverse". Oggi sostengono che la politica viene prima della scienza. Domani diranno che le epidemia sono salvifiche perché purificano. Sono tempi bui. – conclude Rotta - Domani? Sarà peggio.

Ma la polemica sulle vaccinazioni obbligatorie non risparmia neppure la Regione Veneto. 

Lo stop all’obbligo vaccinale è una follia e Zaia propone al Governo di adottare il modello veneto, che in realtà è stato fallimentare.

Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del Partito Democratico, Graziano Azzalin, che commenta così “le dichiarazioni del Presidente della Giunta a proposito della retromarcia decisa da Palazzo Chigi”.

Si tratta di un pericolosissimo passo indietro che mette a rischio la salute pubblica – esordisce l’esponente dei Democratici - perciò mi schiero con quelle Regioni che hanno deciso di presentare il ricorso. Zaia, invece, rovescia la realtà. È un ‘No Vax’ mascherato. Il Veneto non è affatto un esempio da seguire: la sospensione non ha raggiunto i risultati attesi. Lo dicono le più prestigiose riviste scientifiche mondiali (Nature, The Lancet), che hanno pubblicato articoli in cui si fa riferimento alla Legge regionale del Veneto, 23 marzo 2007, n. 7, ‘Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva’, come esperimento pilota che non ha funzionato.

Probabilmente Zaia ha altre letture di riferimento – aggiunge il consigliere Dem - ma potrebbe leggere attentamente quello che scrivono i suoi Uffici regionali. Dati alla mano, nei cinque anni precedenti la sospensione dell’obbligo, in Veneto il tasso medio di copertura sfiorava il 98%, tre punti sopra la soglia di sicurezza, che la scienza medica fissa al 95%. Dopo, è immediatamente cominciata la discesa, arrivando 91,3% nel giro di cinque anni. In seguito, c’è stata una lieve risalita al 92,6%, senza tuttavia recuperare il terreno perduto.

Anche i numeri sul rifiuto ‘ideologico’ testimoniano il fallimento della L.R. 7/ 2007 – continua il consigliere regionale PD - i cosiddetti ‘No-Vax’ sono quasi raddoppiati, passando dall’1,9% al 3,7%, con un picco massimo del 6,4% per i bambini nati nel 2013. Sul piano del riequilibrio territoriale, dopo dieci anni di applicazione della succitata Legge, i problemi sono peggiorati: il tasso di copertura del 2008 per la vaccinazione obbligatoria anti poliomielite oscillava tra il 100% dell’ex Ulss 19 (Adria) e l’88,6% dell’ex Uss 3 (Bassano); l’ultimo dato disponibile sui rifiuti definitivi delle vaccinazioni registra l’1,5% di ‘No-Vax’ nell’Ulss 5 Polesana (che comprende Adria) e il 7,9% nell’ULSS 7 Pedemontana (di cui fa parte Bassano).

È evidente – prosegue Azzalin - che la Legge Lorenzin abbia dato impulso al recupero di coperture per le coorti di nascita più recenti, che rischiavano di essere sanzionate con l’esclusione dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia. Non sembra un caso che il recupero di coperture per il morbillo, per la prima volta obbligatorio dal 2017, sia circa il triplo rispetto alla poliomielite, vaccino obbligatorio ‘storico’.

Per difendere il modello veneto – sottolinea il consigliere - strizzando l’occhio ai ‘No Vax’, Zaia prende i dati che più gli fanno comodo: sostiene che come noi fanno 15 Paesi europei su 28, tra cui Germania, Gran Bretagna, Spagna. Non dice, però, che in Inghilterra e Portogallo l’obbligo è stato abolito, ma ogni scuola può liberamente decidere di rifiutare l’iscrizione di un alunno non vaccinato. Il Governatore poi, come il Ministro Fontana, si traveste da immunologo e dice che dieci vaccini per un bambino sono troppi. In realtà la scienza medica ha calcolato che un bimbo sarebbe in grado di rispondere in tutta sicurezza a più di diecimila antigeni somministrati con un’unica soluzione, mentre oggi, con i moderni vaccini, se ne somministrano meno di duecento.

A ciascuno il suo mestiere - conclude Graziano Azzalin - Zaia faccia propaganda su materie ‘indolori’, evitando di mettere in pericolo la salute dei bambini e, in particolare, di quelli più fragili.

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