Sono tremila gli alpini veronesi attesi sui luoghi della battaglia dell'Ortigara

Tra il 10 e il 29 giugno del 1917, in soli 20 giorni, persero la vita 2.865 persone tra militari e ufficiali dell'esercito italiano e 992 dell'esercito austro-ungarico, senza contare i 5.600 dispersi italiani e i 1.515 dello schieramento opposto

Il pellegrinaggio del 2018

I più avevano 18 - 20 anni appena. Zaino in spalla, un penna nera sul cappello, sono partiti per difendere i confini della Patria sull’altopiano di Asiago. E lì sono rimasti. Le vittime veronesi della tragica battaglia dell’Ortigara furono circa 250. Per ricordare e commemorare queste e le molte altre vite spezzate su quella cima, le Penne Nere torneranno in massa sull’altopiano domenica, in occasione del pellegrinaggio nazionale organizzato dall’ANA Verona in collaborazione con le sezioni di Marostica e Asiago. La sezione veronese anche quest'anno ci sarà con la presenza di tutti i suoi 200 gagliardetti a testimoniare in questo modo, il senso di riconoscenza e di memoria che ogni nostro gruppo della provincia di Verona e Mantova ha con quei luoghi. Una quindicina di pullman da città e provincia si sono già accreditati per raggiungere piazzale Lozze, sull’altopiano, e molti altri raggiungeranno i luoghi del pellegrinaggio in auto e camper partendo già domani, per un totale di circa tremila persone attese dall'area scaligera. «Quello che abbiamo con l’Ortigara è un cordone ombelicale che non vogliamo e non possiamo recidere: tanti ricordi, molti tragici, ci legano a queste cime. Abbiamo un debito ancora da saldare coi nostri ragazzi – avevano vent’anni, potrebbero essere i nostri figli – che sono rimasti lassù, sepolti per oltre un secolo: non dobbiamo dimenticare mai», commenta il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

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Sono i numeri a dare la dimensione della tragedia dell’Ortigara: su quella cima persero la vita qualcosa come 2.865 persone tra militari e ufficiali dell'esercito italiano e 992 dell'esercito austro-ungarico, senza contare i 5.600 dispersi italiani e i 1.515 dello schieramento opposto. Terribile il conteggio dei feriti: 16.734 italiani e 6.321 austriaci. Il tutto in appena 20 giorni di battaglia, tra il 10 e il 29 giugno del 1917, oltre cent’anni fa. Tra questi, anche i giovani e giovanissimi alpini veronesi. Molti di questi sono stati censiti con precisione grazie al lavoro di ricerca del Centro Studi della sezione scaligera. Uno studio che si è concluso due anni fa, nel centenario della tragica battaglia. E che nel pellegrinaggio del ’17, le Penne Nere veronesi hanno voluto commemorare creando il Giardino della Memoria, a pochi passi dalla chiesetta delle Lozze, dove hanno deposto dei mucchietti di terra prelevata dai Comuni da cui cent’anni prima erano partiti quei ragazzi.

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Il pellegrinaggio nazionale prende il via già sabato (13 luglio) alle 15 con l’Ammassamento nel piazzale dello Stadio del Ghiaccio e nell’adiacente Parco Millepini. Alle 15.30 la Resa degli onori al Labaro dell’Ana, l’alzabandiera e, a seguire, la partenza dello sfilamento in direzione del Sacrario Militare dove verrà deposta una corona.

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Domenica (14 luglio) il Labaro, seguito dai vessilli sezionali, partirà verso il Monte Ortigara alle 7 da piazza II Risorgimento. L’inizio della cerimonia alla Colonna Mozza a oltre duemila metri d’altitudine è fissato per le 9.45. A seguire, la messa sarà concelebrata dal cappellano degli alpini veronesi don Rino Massella e da Padre Milan Pregelj. Terminata la funzione religiosa sarà deposta una corona d’alloro sul cippo austroungarico.

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Per quanti non possono salire in quota fino ai cippi, alle 11 alla chiesetta del Monte Lozze, sarà celebrata una messa, musicata dal Coro Valbronzale di Ospedaletto Valsugana, Trento. Ultimo appuntamento del pellegrinaggio, ma tra i più sentiti, la cerimonia di deposizione delle reliquie di Beato don Carlo Gnocchi, alle 12.30, sempre nella chiesetta, “a benedizione perenne dei caduti dell’Ortigara: cappellano degli alpini, presente nella ritirata di Russia nella guerra del ’45 e autore di “Cristo con gli alpini” è una figura a noi tutti molto cara”, precisa Bertagnoli.

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