Test antidroga nelle scuole: slitta la discussione in Comune, non la protesta

Annullata la riunione congiunta delle commissioni sicurezza e politiche sociali del Comune di Verona sul protocollo pensato con Ulss e Ufficio Scolastico. Ma gli studenti appendono comunque uno striscione polemico

Lo striscione appeso davanti al Comune di Verona

La commissione congiunta è stata annullata, ma la protesta c'è comunque stata.
Oggi, 24 febbraio, era il giorno in cui due commissioni del consiglio comunale di Verona, la prima che si occupa di sicurezza e la quinta che si occupa di politiche sociali, si sarebbero dovute riunire per discutere nuovamente sul protocollo pensato da Comune di Verona, Ulss 9 Scaligera e Ufficio Scolastico Provinciale, per aumentare i controlli antidroga nelle scuole secondarie (quindi medie e superiori) del capoluogo. La novità che verrebbe introdotta da questo protocollo e che continua ad essere al centro di polemiche politiche è la possibilità, su base volontaria, di sottoporre gli studenti a dei test antidroga.
La riunione dei consiglieri comunali, programmata per le 13 di oggi, non c'è stata, ma gli studenti del collettivo De-testateci hanno comunque manifestato il loro dissenso con uno striscione appeso in piazza Bra. «Basta retate, niente test. Siamo studenti e non criminali». Queste le parole scritte sullo striscione, a cui il collettivo ha aggiunto anche una nota più dettagliata.

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Siamo studentesse e studenti di questa città e troviamo inaccettabile che questi protocolli vengano imposti alle scuole con lo scopo di dare un falso senso di sicurezza alle famiglie ed ai cittadini, rischiando solo di creare allarmismo e andando a rompere la fiducia all'interno del nucleo familiare, quando sappiamo tutti che la vera prevenzione va fatta con l'informazione e non mettendo gli studenti nella condizione di dover dimostrare la propria innocenza ancor prima di essere incolpati - scrive il collettivo De-testateci - Riteniamo che la scuola debba tutelare gli studenti, anzi dovrebbe aiutare ancora di più coloro che si trovano in situazioni più critiche. Abbiamo bisogno di sentirci sicuri all'interno degli istituti, che dovrebbero essere un luogo dove istruirci e non dove ci sentiamo continuamente sotto controllo e criminalizzati. Statisticamente è stato dimostrato che un terzo degli studenti che ammettono di fare uso di sostanze stupefacenti lo fa per noia, dimostrando che il nostro problema non sono i cosiddetti "spacciatori di morte", bensì la mancanza di spazi d'aggregazione sociali e culturali, spingendo sempre di più i giovani ad isolarsi uno dall'altro. Con questo ragionamento ci viene automatico pensare che ci sia un doppio fine di propaganda, che mira più a dare un falso senso di sicurezza alle famiglie, piuttosto che rispondere ai veri bisogni dei giovani e delle strutture scolastiche, già pericolanti e per cui non ci sono mai fondi. E le conseguenze di tutto ciò andranno a colpire noi, in particolar modo quelli che ancora non hanno il diritto di voto in vista delle elezioni comunali. Pretendiamo che il Comune dia priorità a quelle che sono le vere esigenze degli studenti, piuttosto che alla loro propaganda politica.

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