Nasce il sensore per identificare i Pfas: brevettato dalla Ca' Foscari

«Il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati», ha spiegato Paolo Ugo, professore di Chimica analitica

Il team di ricerca

Identificare i Pfas in modo rapido e semplice ora è possibile, grazie ad un sensore elettrochimico che riesce a misurare la concentrazione di perfluorottano sulfonato (Pfos), tra le molecole della famiglia di queste sostanze più diffuse e inquinanti, brevettato dai ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia. 
Come riportano i colleghi di VeneziaToday, gli impatti sulla salute per l’accumulo di questi composti sono ancora oggetto di studio, ma le prime ricerche confermano rischi per la salute.

«Oggi servono costose analisi di laboratorio per misurare la concentrazione di Pfos - spiega Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e coordinatore del team di inventori del sensore - mentre il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati». Il sensore impiega polimeri a stampo molecolare, una specie di reticolo creato ad hoc le cui cavità coincidono con le molecole che si vorranno riconoscere: lo stampo intrappola quindi le molecole complementari. In questo caso, conoscendo l’impronta del Pfos, il sensore è in grado di riconoscerlo e misurarne la concentrazione.

«Mi congratulo e ringrazio il professor Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari, e tutto il suo team di ricercatori – ha dichiarato il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia – per l’attenzione che hanno prestato nel focalizzare i loro studi nel cercare una soluzione relativamente ad un tema che mi sta particolarmente a cuore. Li ringrazio personalmente e confermo il massimo impegno della Regione nella prevenzione della diffusione dei Pfas, queste sostanze che conosciamo essere pericolose per la salute e per l’ambiente, che Regione del Veneto sta combattendo con tutti i mezzi disponibili.
Molto bene che nel campo della ricerca si proseguano gli studi – ribadisce il Presidente della Regione del Veneto – questo a dimostrazione che anche la scienza considera importante approfondire i temi legati a queste sostanze chimiche pericolose. E se l’attenzione accademica cresce, credo che, a questo punto, sia fondamentale che anche il Governo agisca. Ribadisco che, come la Regione Veneto sin dal 2017 si è imposta limite zero Pfas per le acque destinate al consumo umano, è necessario che il Ministero dell’ambiente ponga subito limiti nazionali zero Pfas».

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