Riforma della prescrizione, protesta di cinque giorni dei penalisti veronesi

La Camera Penale Veronese aderisce all'astensione dalle udienze e dalle attività giudiziarie organizzate a livello nazionale dal 21 al 25 ottobre

(Foto di repertorio)

Dall'1 gennaio 2020 dovrebbe entrare in vigore la riforma della prescrizione voluta dal 5 Stelle Alfonso Bonafede, ministro della giustizia sia nel primo che nel secondo Governo Conte. Il cambiamento prevede l'interruzione dei termini di prescrizione di un processo dopo la sentenza di primo grado, qualunque sia la sentenza. 

Contro questo provvedimento avevano già protestato i penalisti italiani, compresi quelli veronesi, e la protesta si ripeterà la prossima settimana. La Camera Penale Veronese, infatti, aderirà all'astensione dalle udienze e dalle attività giudiziarie organizzate dal 21 al 25 ottobre.

Il presidente della Camera Penale Veronese Claudio Avesani ha ricordato che la modifica della prescrizione doveva essere accompagnata da una più generale riforma del processo penale per garantire processi dalla durata ragionevole. Difficile però pensare che l'attuale governo riesca ad approvare la riforma del processo penale entro la fine dell'anno, ma l'interruzione della prescrizione dovrebbe comunque entrare in vigore. «Sfugge evidentemente il dato per il quale circa il 70% delle prescrizioni si verifica prima della sentenza di primo grado, e quindi la modifica della prescrizione non inciderà su di esse - commenta poi Avesani - Chi invece sarà condannato o assolto in primo grado, se quella sentenza verrà impugnata, potrà rimanere sotto processo a tempo indeterminato, anche per tutta la vita. Gli esiti di un processo penale, oltre al bene primario della libertà personale, coinvolgono molteplici ambiti di assoluto rilievo, quali, ad esempio, la possibilità di proseguire nella propria attività lavorativa, o la disponibilità dei beni dei quali sia stato disposto il sequestro. L'abolizione della prescrizione in difetto di qualsivoglia normativa che limiti altrimenti la durata dei processi è contraria ai più elementari principi di civiltà giuridica».

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