Fusione Agsm-Aim a rischio, vicentini preoccupati per la controllata Sit

Il sindacato Funzione Pubblica della Cgil di Vicenza si dice preoccupato per il futuro dei lavoratori della più importante tra le aziende del gruppo berico

Sede Agsm

Lunedì, 4 febbraio, il sindacato Funzione Pubblica della Cgil di Vicenza ha diramato una nota in cui si dice preoccupato per il futuro dei lavoratori della Sit, la più importante tra le controllate del gruppo Aim, municipalizzata del capoluogo berico. Per di più il futuro della sussidiaria potrebbe essere legato a doppio filo a quello della fusione che proprio Aim vorrebbe realizzare con la cugina veronese Agsm: un matrimonio che nella città scaligera pare sia stato messo seriamente in discussione.

Il sindacato ha messo nero su bianco le sue preoccupazioni in una nota diramata dal segretario provinciale di Fp Cgil Vicenza Giulia Miglioranza: «Circolano in queste ore voci insistenti in merito alle dimissioni dell'amministratore unico di Sit. Ebbene, se queste voci fossero confermate, non possiamo che esprimere seria preoccupazione e chiedere che venga fatta al più presto chiarezza su quali saranno le prossime scelte per il futuro di Sit e del suo personale. È ben noto che Sit, azienda del gruppo Aim un tempo florida, naviga ormai da tempo in cattive acque... la Funzione Pubblica Cgil di Vicenza chiede con forza all'amministrazione comunale di Vicenza e ad Aim di tenere fede a quanto dichiarato in occasione dell'incontro dello scorso 9 gennaio con Cgil, Cisl e Uil, in occasione del quale è stata esplicitata l'intenzione di valorizzare tutte le società del gruppo... inclusa la Sit».

In realtà la vicenda della Sit potrebbe avere una correlazione diretta con la ventilata, ormai da anni, fusione che Aim vorrebbe concludere con la cugina maggiore nella città di Giulietta e Romeo, ovvero la scaligera Agsm. Ai piani alti del management di quest’ultima e dalle parti della giunta comunale veronese però il progetto, che era stato ereditato dalla precedente amministrazione di centrodestra, ovvero quella capitanata dall’ex sindaco Flavio Tosi, il progetto piaccia poco.

In primis ci sarebbero le richieste dei vicentini (a partire dalla dirigenza) che chiederebbe di conservare potere decisionale e trattamenti economici assimilabili a quelli del passato. Cosa che a Verona, la quale vanta una pezzatura maggiore, non sconfinfera affatto. Di più, a Verona i funzionari del comune che che per mesi hanno visionato le carte avrebbero avuto da ridire qualcosa proprio sui bilanci di Sit. E avrebbero fatto presente alla giunta che in caso di fusione non solo al management vicentino sarebbe stata necessaria una bella sforbiciata proprio in termini di prebende e di potere decisionale che lascerebbe San Biagio per concentrarsi sulle rive dell’Adige.

Tra gli altri aspetti che potrebbero destare una certa inquietudine nell’ottica di una possibile fusione con Verona c’è una vera e propria esplosione del contenzioso legale. Nel 2017 la società controllata da Aim ha speso la colossale cifra di 97.500 euro di consulenze legali solo con lo studio Butti & partners di Verona (in un caso una consulenza da 55mila euro è stata divisa tra lo studio Butti e lo studio Rotigliano e Scozzati di Palermo). Altri 35.400 euro Sit ha dovuto spenderli per le consulenze di un altro studio scaligero, ovvero Rosa & Ferrarese. Allo studio Lucchetta-Pagnoscin di Mestre sono andati compensi per 10.600 euro mentre 9.200 euro sono finiti allo studio Moscatelli di Grosseto per una consulenza stavolta in materia di revisione contabile. Si tratta di un monte spettanze che si aggira sui 140mila euro sul quale pende una incognita. La pagina del sito web di Sit dedicata alla amministrazione trasparente non riporta mai o quasi mai gli estremi della pratica in ragione della quale l’azienda ha deciso di appoggiarsi a professionisti esterni. Per questo motivo non è molto semplice circoscrivere la natura del contenzioso anche se per esempio nel caso dello studio Rosa & Ferrarese si tratta di una opposizione nei confronti di decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale di Vicenza: il che fa pensare a forniture non pagate. Quanto poi queste voci siano indice di una situazione più o meno compromessa questo la giunta comunale di Vicenza non lo ha mai spiegato nel minimo dettaglio. Va però detto che recentemente il sindaco Francesco Rucco, di professione avvocato (è a capo d’una coalizione di centrodestra) parlando proprio dello stato del gruppo Aim non si era lasciato andare a considerazioni troppo ottimistiche.

Ad ogni modo nel bilancio di Sit, una spa che conta una trentina di dipendenti, una delle voci che da sempre fornisce buoni introiti è quella dei dividendi che provengono dalla Lese. Si tratta della spa controllata per il 51% dal comune di Legnago e per il 49% da Sit che gestisce la discarica di Legnago. Tuttavia quest’ultima da diversi mesi è al centro di polemiche a non finire da parte di diversi comitati ambientalisti del comprensorio. I quali imputano alla stessa discarica di avere contaminato l’ecosistema circostante, fatto per la gran parte di terreni caratterizzati da colture intensive ma anche di pregio. Le continue segnalazioni degli attivisti per anni non avevano più di tanto impensierito le autorità. Recentemente però, anche grazie agli esposti in procura da parte della giunta del vicino comune di Castelnovo Bariano, la magistratura avrebbe deciso di vederci fino in fondo. Che cosa succederebbe se l’area attorno risultasse pesantemente contaminata? Al di là delle conseguenze penali quello che avrebbe preoccupato gli amministratori comunali di Verona è la esplosione di un possibile contenzioso legale su vasta scala con decine e decine, se non centinaia, di richieste danni contro la Lese. La quale facendo capo anche a Sit e di conseguenza alla controllante Aim, se entrasse nella galassia Agsm, potrebbe vedere anche questa, seppur indirettamente, esposta, almeno sul piano risarcitorio. Per questo motivo la giunta scaligera avrebbe messo tra le condizioni obbligatorie per convolare a nozze, l’abbandono da parte di Aim di vari rami secchi, tra cui Sit: con tutto ciò che la cosa comporta anche sul piano occupazionale. E non è da escludere che il ventilato abbandono da parte dell’amministratore unico di Sit abbiano a che fare con lo stato di salute della società che opera nell’ambito della raccolta dei rifiuti in alcuni comuni del Vicentino.

(Da Vicenzatoday.it)

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