Congresso Famiglie, più di 130mila firme contro i patrocini istituzionali

Il movimento global All Out ha promosso una petizione per togliere i sostegni all'evento di Verona. Le sottoscrizioni raccolte saranno consegnate domani. Seguirà un flash mob alla Tomba di Giulietta

Locandina Congresso Mondiale delle Famiglie

All Out. Tradotto in italiano "tutto fuori", ma per l'occasione si potrebbe tradurre con "tutti fuori" e cioè che tutte le istituzioni restino fuori dal Congresso Mondiale delle Famiglie. All Out è un movimento globale per l'amore e l'uguaglianza che lavora per costruire un mondo dove non ci siano discriminazioni tra differenti identità sessuali. In vista del forum delle famiglie di Verona, che inizierà venerdì prossimo 29 marzo, All Out ha organizzato una petizione per richiedere il ritiro di tutti i patrocini all'evento. Le firme raccolte hanno superato quota 130mila e domani, 28 marzo, il movimento le consegnerà alle istituzioni organizzando, insieme ad alcune delle associazioni aderenti alla campagna, un flash mob a Verona, vicino alla Tomba di Giulietta.

Il sigillo della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato rimosso e si tratta di una prima importante vittoria - ha sottolinea Yuri Guaiana, senior campaigns manager di All Out - I patrocini delle altre istituzioni però rimangono e si è aggiunto anche quello della Regione Friuli Venezia-Giulia. A maggior ragione, occorre continuare a fare pressione affinché tutti i patrocini vengano ritirati.

L'invito di All Out è dunque quello di firmare la petizione, cliccando qui.

E il flash mob di domani sarà il primo di una serie di contromanifestazioni che si opporranno alle iniziative del Congresso Mondiale delle Famiglie. Una situazione che modificherà anche il traffico nel centro di Verona per ragioni di sicurezza.
Tra le diverse contromanifestazioni ci sarà anche «Libere di scegliere» a cui ha aderito anche il Partito Democratico nazionale. «Dare legittimità istituzionale all'iniziativa di Verona era, a mio avviso, un errore da non commettere - ha commentato il parlamentare veronese del PD Diego Zardini - Il passo successivo potrebbe essere la proposta di controllo su altri aspetti della nostra vita o la pretesa di costringere il nostro privato a credenze religiose o costumi che non ci appartengono. Verrebbe meno, in sostanza, la laicità della nostra società dove, pur con tutti i difetti e le contraddizioni, chiunque è libero di sviluppare il proprio percorso di vita senza imposizioni e condizionamenti». E la consigliera regionale Orietta Salemi ha aggiunto: «Le famiglie non hanno bisogno di fondamentalismi o bollini di garanzia. Le famiglie oggi hanno bisogno di politiche di sostegno concrete e reali: per costruirsi un percorso di vita, per trovare casa, per iscrivere i bambini all'asilo, per conciliare i tempi della cura con quelli del lavoro. Ognuno ha la libertà di credere nel suo modello di famiglia, ma nessuno deve arrogarsi il diritto di imporre il proprio modello agli altri. Men che meno ha questo diritto chi, com'è il caso di alcuni dei relatori del congresso, non vive nella realtà secondo quel modello che predica a parole».
Ma anche i Radicali saranno a Verona. «Terremo il nostro Comitato nazionale proprio a Verona, dal 29 al 31 marzo in concomitanza con il Congresso delle famiglie e la sera di venerdì 29 abbiamo organizzato un evento aperto a tutti dal titolo "Dialoghi d'amore" alle 21 a Villa Corte Molon - hanno annunciato Silvja Manzi e Antonella Soldo, segretaria e tesoriera di Radicali Italiani - A chi sui diritti e sulle libertà delle donne, delle coppie e delle famiglie vorrebbe riportarci al Medioevo rispondiamo con il dialogo: lo strumento fondamentale della nonviolenza».

Prese di posizione che però non smuovono organizzatori ed ospiti del Congresso Mondiale delle Famiglie. Confermate, infatti, le presenze istituzionali del sindaco di Verona Federico Sboarina, dei presidenti del Veneto Luca Zaia e del Friuli Massimiliano Fedriga, del vicepremier Matteo Salvini, dei ministri Lorenzo Fontana e Marco Bussetti e di altri politici come Giorgia Meloni, Elisabetta Gardini e Simone Pillon. Ha preso le distanze e continua a ribadire la propria opinione critica sull'evento il Movimento 5 Stelle.

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