Critiche dai consiglieri di maggioranza al writer Cibo per dei post Facebook del passato

Bufera politica sullo street artist, intervengono anche alcuni consiglieri comunali a Verona. Lui però replica attraverso i social: «Evidentemente lavoro bene se hanno questa paura»

Una delle recenti opere dell'artista Cibo a Verona - ph Facebook

Tra una sardina e una «salam-hellas» il noto street artist veronese Cibo avrebbe, secondo alcuni consiglieri comunali di maggioranza a Verona, finito con lo scottarsi. Coprire svastiche, croci celtiche ed affini con colorate e golose leccornìe, è e resta certamente un'ottima ed encomiabile occupazione. Anzi, è qualcosa di più: è un'estetica, o almeno ha la pretesa di esserlo, ed è anche un'aperta e convinta professione di etica e di politica. Cibo non lo ha mai nascosto, piuttosto lo ha sempre rivendicato. Ed è però qui che è sorto l'inghippo. Non è nostra intenzione parteggiare per alcuno o partecipare attivamente ad alcuna sorta di "campagna denigratoria" che, data la complessità della storia potrebbe rischiare di attivarsi, e tuttavia proviamo ugualmente, con gli elementi parziali e in via di definizione fino ad ora emersi, a ripercorrere la vicenda per come sembrerebbe essersi venuta a manifestare.

cibo opera pandoro verona-2

Una delle recenti opere realizzate dallo street artist Cibo

Andiamo con ordine, vediamo dunque di che si tratta. In un articolo apparso quest'oggi sul quotidiano La Verità, il cui orientamento politico è abbastanza esplicito e noto, a firma di Francesco Borgonovo dal titolo «I commenti pieni d'odio dell'artista "anti odio" adorato dalla sinistra», viene fatto notare dall'autore come, citiamo letteralmente, «il writer "anti odio" un pochettino di odio contribuisca a spargerlo in giro a sua volta». A che cosa si riferisce Borgonovo? Ad una serie di presunti post del passato (sorta di scheletri nell'armadio di ciascuno di noi oramai), che lo street artist veronese avrebbe scritto su Facebook (al momento Cibo non li ha né smentiti, né rivendicati, restano gli screenshot che, fino a prova contraria, parrebbero attendibili). Su tutti, ad aver avuto una vasta eco, anche perché ripreso dalla giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli, è un post datato 16 settembre 2016, tre giorni dopo il suicidio della giovane ragazza napoletana che aveva messo fine ai suoi giorni dopo la diffusione in rete di filmati hard amatoriali che la vedevano protagonista.

Cibo, pur senza citare direttamente la giovane napoletana, dal suo profilo di cittadino privato, avrebbe scritto:

«Ma la finiamo con sta storia della violenza su internet? Se sei un perdente e ti suicidi sono forse cazzi miei? Se invii video porno ad amiche di merda, è un problema mio? Se non sei capace di reagire e ti deprimi, devo forse farmi carico io della tua inadeguatezza alla vita? Smettiamola giornalisti. Smettiamola. Ci sono notizie più importanti».

Quindi un breve "P.s.":

«I bulli esercitano il loro diritto alla parola, la suicida esercita il suo diritto alla morte».

E infine gli hashtag:

«#cinismo #giornalismo #giornalai».

C'è dunque chi, a torto o a ragione, ha letto a posteriori queste parole come legate alla triste vicenda della giovane napoletana, ritenendole quantomeno inopportune o fraintendibili. Anche la giornalista Selvaggia Lucarelli (notoriamente non proprio schierata a destra politicamente, va riconosciuto) ha espresso stupore e disappunto commentando questo ed altri post.

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Il commento di Selvaggia Lucarelli pubblicato su Twitter

Gli attacchi dei politici veronesi

Le reazioni politiche in terra veronese non si sono fatte attendere. Ad inaugurare le danze è stato il consigliere comunale Andrea Bacciga, il quale con velata ironia si è detto «certo che la sinistra, e in primis il consigliere Federico Benini, prenderanno le distanze». Ma il fuoco da destra diretto verso il bersaglio Cibo è arrivato anche da molti altri consiglieri di maggioranza della giunta Sboarina. Il presidente della commissione politiche giovanili della Lega Andrea Velardi ha commentato duramente:

 «Gli scrittori, secondo Italo Calvino, scrivono  perché sperano di esser scoperti dai loro lettori. Il libro che mostra il vero volto di Cibo è Facebook. - ha dichiarato il consigliere Velardi - Tutti coloro che lo sostengono, davanti alla realtà fatta emergere dal quotidiano La Verità hanno due scelte: ricredersi o esser facce della sua stessa ipocrisia. I suoi post - ha poi concluso il consigliere Velardi - sono di una violenza e gravità tale, che citarli sarebbe diseducativo per i giovani lettori e oltraggioso verso tutte le donne».

I consiglieri comunali Paola Bressan, Nicolò Sesso e Stefano Bianchini, ricordano poi in un'altra nota stampa la lunga serie di post che elencava l'articolo di Borgonovo, rivolgendo una serie di accuse a Cibo e sostenendo che «un personaggio del genere non dovrebbe essere minimamente considerato, dovrebbe essere censurato e le sue esternazioni assolutamente condannate».

Ora, a dispetto delle varie accuse che gli vengono mosse, senza che chi le rivolge sembri voler minimamente tener conto di quella che potrebbe (forse) essere anche considerata una libera volontà di pensiero provocatorio e graffiante, il più (e, forse, unico, perlomeno tra quelli ad oggi divulgati e commentati dalla giornalista Selvaggia Lucarelli) difficilmente difendibile post Facebook supposto pubblicato da Cibo, sarebbe eventualmente quello di cui sopra: è il maggiormente ambiguo ed affronta con scarsa delicatezza un tema molto complesso, frutto forse più di un malessere (in parte anche condivisibile) nei confronti dei canali d'informazione (i «giornalai» come si legge nel post), che non nei confronti della giovane napoletana suicida, e tuttavia, va riconosciuto, dal sapore un po' sgradevole.

Realtà (ambigua) o forzatura?

Cibo è un artista e la sua arte si compone anche di una sana dose di provocazione. Cibo non è un politico, anche se si occupa di politica. Cibo usa ed ha usato mezzi espressivi che appartengono ad una forma d'arte effrattiva, così come un linguaggio sferzante, controcorrente, ma, fino a prova contraria, non ricopre ruoli istituzionali e non è tenuto a rispettare alcuna deontologia professionale. Cibo ha commesso degli scivoloni, o piuttosto delle cadute di stile? Forse sì, la provocazione è un'arte che va dosata, bisogna saperla maneggiare con cura ed è facile eccedere in facilonerie. Ciò detto restano alcune cose da chiarire: a ben guardare alcune delle accuse che gli vengono rivolte potrebbero essere in diverse occasioni anche considerate eccessive ed ingiustificate, in quanto solo fino ad un certo punto sembrerebbero trovare riscontri nei post contestati che, talvolta, parrebbero essere decontestualizzati ed interpretati un po' liberamente (il tempo sarà galantuomo, forse, e le ambiguità, da una parte come dall'altra, verranno magari meglio sviscerate e/o riconosciute).

Ad oggi, in particolare quella di «antisemitismo» nei confronti di Cibo, ad esempio, è probabilmente l'accusa più difficile da sostenere. Come spesso accade, infatti, parrebbero confondersi sul piano dialettico (strumentalmente o innocentemente non sta a noi dirlo), la "questione ebraica" e la "questione d'Israele", o per meglio dire, lo sterminio del popolo ebraico e le persecuzioni razziste antisemite, con le critiche (condivisibili o meno, ma pur sempre legittime, magari non nei toni) rivolte alle politiche dello Stato d'Israele (in mezzo, dimenticati un po' da tutti, ci sono ovviamente i palestinesi che fa strano anche solo nominarli). Quanto ai post Facebook su politici come Salvini ed Adinolfi, il cui contenuto certo non è proprio edificante, sono però in fondo gli stessi consiglieri comunali veronesi che, nella loro nota, parlano esplicitamente di «bieco umorismo» e, può piacere o non piacere, ma è forse proprio di questo che anzitutto si tratta, umorismo (perlomeno non ci resta che sperarlo...).

Cibo replica sui social: «Una politica senza argomenti mi attacca perché la mia arte gli fa paura»

È dunque possibile affermare che nei post contestati non vi è, in senso assoluto, alcuna traccia di "sentimenti negativi"? Forse questo no, e tuttavia restano cionondimeno quelle che potrebbero anche essere considerate forzature interpretative, esercitate da chi oggi grida allo scandalo, in relazione a diversi post della discordia, perlomeno tra quelli fino ad oggi resi di dominio pubblico, e che, a onor del vero, non possono essere sottovalutate. Di qui, dunque, al demonizzare il wall designer Cibo in ogni cosa che dica o faccia, abbia detto od abbia fatto, piuttosto che sminuirne il legittimo e condivisibile messaggio cosiddetto "anti odio" che con la sua arte prova in modo encomiabile da tempo a comunicare, ovviamente il passo parrebbe essere ancora piuttosto lungo. Resta, tuttavia, la difficoltà per chiunque di orientarsi in questa vicenda che, probabilmente, avrà bisogno di tempo e nuovi elementi per apparire un giorno, forse, meno opaca.

Ciò detto, al momento non vi è stata ancora una presa di posizione ufficiale del protagonista in relazione a questa vicenda, salvo non si vogliano considerare tali un post Facebook apparso sulla sua pagina (e che riportiamo di seguito per correttezza e completezza), oppure altri suoi commenti comparsi sempre sui social:

«Stiamo parlando di un articolo de La Verità, dovrebbe bastare dire solo quello - ha risposto ad esempio su Instagram Cibo a chi gli chiedeva lumi sulla vicenda - Evidentemente lavoro bene se hanno questa paura».

Altra replica è arrivata questa volta sulla pagina Facebook di CIbo: «Una politica senza argomenti - si legge ancora in un commento dello street artist - deve attaccare l'avversario per sentirsi meno inetta. Ottimo! Vuol dire che la mia arte gli fa paura».

Un post Facebook e un commento su Instagram pubblicati da Cibo a breve distanza dalle polemiche

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