Pietro Maso torna in televisione, intervista a «Io ho ucciso» su Nove

L'autore del duplice omicidio di Montecchia di Crosara si racconta: «Ho 48 anni, nel '91 ho ucciso i miei genitori, ho fatto 22 anni di carcere e oggi posso dire di essere un uomo libero»

Pietro Maso nell'intervista a «Io ho ucciso»

Sono Pietro Maso, ho 48 anni, nel '91 ho ucciso i miei genitori, ho fatto 22 anni di carcere e oggi posso dire di essere un uomo libero.

Si presenta in questo modo, Pietro Maso, nell'intervista esclusiva che ha rilasciato al canale Nove per il programma televisivo «Io ho ucciso», in onda questa sera, 10 ottobre, alle 21.25.

Maso, davanti alle telecamere, ha raccontato la sua storia. Una storia che ruota intorno alla data del 17 aprile 1991. Maso aveva 19 anni quando, insieme a tre complici, uccise i suoi genitori nella loro abitazione a Montecchia di Crosara. Il caso fu risolto in due giorni con l'arresto di tutti i responsabili, i quali furono poi condannati. Ma il clamore di quel duplice omicidio familiare dura ancora oggi.
Nell'intervista, Maso ricorda gli anni prima dell'omicidio: il tentativo del seminario, durato solo un anno, la mancanza di calore che avvertiva dentro casa e soprattutto la distorta fascinazione per la figura di Don Johnson, l'attore protagonista del telefilm Miami Vice. È stato proprio con una canzone di Miami Vice che Maso e i suoi complici si sono caricati, prima del duplice omicidio.
L'adolescente Maso era un ragazzino che voleva attirare l'attenzione di tutti e per farlo si vestiva in modo vistoso e cercava di condurre una vita che per lui non era economicamente sostenibile. È stato il bisogno di denaro a spingere Pietro Maso ad uccidere i suoi genitori, un bisogno che gli aveva fatto pensare ad un piano anche più ampio, che comprendeva anche l'uccisione delle sorelle e di due complici.
Ma la testimonianza di Pietro Maso prosegue, parlando anche degli anni dopo il carcere, i problemi con la droga, le nuove minacce alle sorelle e la disintossicazione, ma anche la lettera inviata a Papa Francesco e la telefonata ricevuta dal pontefice a cui aveva chiesto il perdono.

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