Pfas, dal Veneto la richiesta di abbassare i limiti a livello nazionale

L'opposizione in consiglio regionale, però, attacca anche Zaia: «Parla di "Pfas zero" ma in realtà mica lo persegue in Veneto». E anche gli europarlamentari scrivono alla Commissione Europea

Foto di repertorio

Il ritrovamento nel Po di un Pfas di ultima generazione, il C6O4, ha spinto la Regione Veneto a chiedere un intervento alle altri regioni bagnate dal fiume più lungo d'Italia. Il commissario per l'emergenza Pfas in Veneto Nicola Dell'Acqua ha scritto alle Regioni Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna segnalando quanto è stato riscontrato dall'Arpav ed indicando la scarsissima probabilità che i Pfas nel Po siano veneti, perché il territorio contaminato è troppo lontanto da quel corso d'acqua. Per il presidente del Veneto Luca Zaia, questa è la dimostrazione che l'inquinamento da Pfas è un problema di carattere nazionale e il commissario Dell'Acqua ha evidenziato come un problema il fatto che non ci siano stato a livello nazionale e a livello europeo un restringimento dei limiti di tolleranza sulla presenza di Pfas nelle acque potabili. «Ribadisco che, innanzi tutto, servono limiti nazionali a tutela dell'ambiente poter rendere efficaci le misure adottate in Regione Veneto - ha detto Dell'Acqua - Senza il supporto di normativa nazionale in tema "Pfas zero", l'azione regionale rischia di essere molto limitata».

L'opposizione in consiglio regionale, però, chiede al presidente Zaia di non spostare l'attenzione. «Chiede al Governo di porre limiti nazionali pari a zero, ma prima li realizzi qua in Veneto dove abbiamo la contaminazione più grande al mondo». È quanto afferma Cristina Guarda, consigliera della Lista Amp, assieme ai colleghi Zanoni e Azzalin (Partito Democratico), Ruzzante (Liberi E Uguali) e Bartelle (Italia In Comune). «Perché non implementa e finanzia il sistema di analisi e filtraggio delle acque in Veneto, visto che ne ha la facoltà, come gli stiamo chiedendo da tempo? - chiedono i consiglieri - Parla di "Pfas zero" ma in realtà mica lo persegue in Veneto. Anche noi, crediamo sia necessario unificare la normativa a livello nazionale in modo che l'Italia possa avere una voce più autorevole in Europa prima che venga definita la nuova direttiva Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano».
Nel frattempo, i consiglieri regionali Ruzzente, Guarda e Bartelle hanno fatto una formale richiesta di creare una nuova commissione d'inchiesta sulla contaminazione da Pfas, incentrata esclusivamente sull'individuazione di eventuali responsabilità politiche ed istituzionali.

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E anche gli eurodeputati italiani si sono fatti sentire. Marco Zullo del Movimento 5 Stelle ha inviato insieme ad altri quattordici colleghi una lettera all'attuale vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans. «Non si può più tergiversare, ci deve essere tolleranza zero verso queste sostanze nocive, non permetteremo che arrivino nei rubinetti dei nostri concittadini - scrivono - Chi legifera deve cambiare l'approccio a questo genere di problema, mettendo al centro il principio di precauzione».

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