Pfas scoperti a Villafranca, classificata "in stato chimico non buono"

Lo certifica Arpav. Nel 2018, per quattro volte è stato sforato il tetto dei 30 nanogrammi per litro d'acqua di Pfos, una sostanza della famiglia Pfas

(Foto di repertorio)

È stata pubblicata la settimana scorsa dall'Arpav, la relazione dell'agenzia regionale per l'ambiente relativa all'inquinamento di Pfas. Il report raccoglie le attività svolte dal 2013 fino alla fine del 2018.

Nella sintesi del monitoraggio svolto l'anno scorso, si legge che complessivamente sono stati analizzati 204 punti e che i risultati confermano contaminazioni da sostanze Pfas anche al di fuori della zona principalmente interessata dall'inquinamento tra le province di Verona, Vicenza e Padova.
Concentrazioni di Pfas superiori a 100 nanogrammi per litro sono state rilevate in tre punti in provincia di Treviso (Casale sul Sile, Farra di Soligo e Paese). Inoltre, cinque punti sono stati classificati "in stato chimico non buono" perché la presenza media annua di Pfas nell'acqua supera i valori soglia imposti dalla legge. Quattro di questi cinque punti si trovano in provincia di Vicenza (Lonigo, Brendola, Montebello Vicentino e Zermeghedo), ma uno si trova in provincia di Verona ed è all'esterno della cosiddetta "zona rossa", l'area maggiormente inquinata da Pfas nel Veneto. È Villafranca di Verona, dove nel 2018 per quattro volte è stato sforato il tetto dei 30 nanogrammi per litro d'acqua di Pfos, una sostanza della famiglia Pfas. I quattro campionamenti hanno avuto questi risultati: 37, 53, 36 e 43 nanogrammi di Pfos per litro d'acqua.

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Un fenomeno, quello dei Pfas a Villafranca, al momento di difficile spiegazione. Quel che sembra certo è che non sia legato al grave inquinamento che riguarda principalmente i territori dell'Est e della Bassa Veronese. Si tratta comunque di un fenomeno isolato e su cui Arpav sta cercando di far luce.

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