Pfas anche a Porto Marghera. Regione: «Mancano limiti a livello nazionale»

La presenza è stata segnalata negli scarichi veneziani. La Regione Veneto ha posto dei limiti provvisori alla concentrazione di Pfas nelle acque, ma la competenza è ministeriale e con la crisi di governo tutto si complica

(Foto di repertorio)

I Pfas anche a Venezia. È stata individuata negli scarichi di Porto Marghera la presenza di sostanze perfluoroalchiliche, le quali avevano contaminato l'acqua bevuta da un gran numero di veneti, tra le provincie di Verona, Vicenza e Padova. La segnalazione è giunta dall'impianto di trattamento delle acque reflue e rifiuti liquidi speciali e non pericolosi denominato Sg31 e gestito da Veritas.
Per la Regione Veneto, questa individuazione è stata possibile solo grazie al monitoraggio che proprio la Regione ha imposto sugli impianti che trattano rifiuti liquidi in Veneto. Era stato Nicola Dell'Acqua, direttore regionale dell'Area Tutela e Sviluppo del Territorio, a stabilire, in via provvisoria e sperimentale, precisi limiti per le sostanze Pfas allo scarico delle acque reflue industriali derivanti dall'attività di trattamento di acque reflue e rifiuti liquidi effettuate nell’impianto Sg31. E i limiti erano stati posti in considerazione del fatto che i rifiuti, prodotti da molteplici aziende e per innumerevoli attività, potevano contenere composti Pfas. Di conseguenza, gli impianti di trattamento dei rifiuti liquidi potevano rappresentare un canale attraverso il quale i Pfas venivano veicolati nel sistema degli scarichi.
La Regione ha però voluto precisare che i valori limite imposti sono provvisori, perché a livello nazionale non esistono limiti relativamente a queste sostanze. «Si tratta, dunque, di un'altra situazione critica causata dall'assenza di limiti da parte del Ministero dell'ambiente che ha competenza in materia», hanno fatto sapere dalla Regione, la quale ricorda anche di aver definito dei limiti di Pfas per le acque destinate al consumo umano. «Il provvedimento è stato preso in assenza di limitazioni nazionali ed europee in materia, con tutto ciò che questo comporta - scrivono ancora dall'ente regionale - Infatti, con questa scelta a tutela della salute dei cittadini, la Regione si è esposta 43 ricorsi da parte delle aziende».

E tra le tante conseguenze di questa crisi di governo c'è anche l'interruzione di quel processo che sembrava prossimo al raggiungimento di un obiettivo importante: la firma del ministro dell'ambiente Sergio Costa su di un decreto che andava a determinare i limiti alla presenza di Pfas nell'acqua. «A fine giugno il ministro Costa aveva annunciato la firma imminente del decreto - ha spiegato l'assessore regionale all'ambiente Gianpaolo Bottacin - Ma da allora nessun passo in avanti è stato fatto. Ci aspettavamo risposte dal Ministero ed invece sono continuate le promesse senza che ci siano azioni concrete per porre limiti zero ai Pfas».

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