Blocco della rivalutazione delle pensioni: sindacati sul piede di guerra

Incontri fissati in provincia di Verona, in vista della manifestazione nazionale a Roma: «Contro l’indifferenza e i silenzi del governo, per contrastare le politiche sbagliate verso le persone anziane e le loro famiglie»

Immagine di repertorio

Pensionati nuovamente sul piede di guerra. Ha preso il via un mese di iniziative di mobilitazione sul territorio per preparare la manifestazione nazionale Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, prevista a Roma il 1° giugno, contro il taglio delle pensioni e la riforma del Governo. 
Ad annunciarlo è una nota diffusa dalla stessa Spi Cgil, che parla di «pensionati tartassati e un dato di fatto: 73 mila pensionati veronesi subiscono il blocco della rivalutazione. In un quadro generale all'interno del quale le famiglie si impoveriscono sempre di più». 
Le tre sigle sindacali si troveranno quindi a Verona (mercoledì 22 maggio), Villafranca (giovedì 23 maggio) e San Bonifacio (venerdì 24 maggio) per presentare il quadro generale delle proposte e delle rivendicazioni dei sindacati per la tutela delle pensioni, per una legge sulla non autosufficienza, per il diritto a curarsi, per un invecchiamento attivo e in salute e per una reale riduzione della tassazione.

«Contro l’indifferenza e i silenzi del governo – ribadiscono i segretari generali Adriano Filice, Raffaella Moretto e Gianluigi Meggiolaro - per contrastare le politiche sbagliate verso le persone anziane e le loro famiglie, è più che mai necessaria un’ampia mobilitazione che coinvolga tutto il Paese. La manifestazione del 1° giugno in piazza San Giovanni a Roma ha proprio questo significato e i pensionati veronesi ci saranno».
Assemblee unitarie, quindi, ma anche volantinaggi nei principali mercati della provincia saranno le occasioni in cui i sindacati dei pensionati illustreranno le ragioni della mobilitazione.

«Protestiamo contro la totale mancanza di attenzione nei nostri confronti da parte del governo - dicono i tre segretari generali - l'unica misura introdotta è stata quella del taglio della rivalutazione partita dal 1° aprile e a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece finirà di riguardare un numero molto limitato di persone. Nulla è stato previsto sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse».
 

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