Le motivazioni del processo "bis" e delle condanne a Giacino e Lodi

La seconda sentenza è stata più severa della prima perché è stata riconosciuta la piena attendibilità alle testimonianze rese dal costruttore Alessandro Leardini

Vito Giacino (foto di repertorio)

Piena attendibilità delle dichiarazioni rese da Alessandro Leardini, la cui ricostruzione dei fatti «risulta caratterizzata da un particolarmente elevato grado di precisione». Questo scrive Camilla Ferro su L'Arena, riportando le motivazioni della sentenza emessa dalla Corte di Appello di Venezia al termine del processo "bis" che vedeva imputati l'ex vicesindaco di Verona Vito Giacino e la moglie Alessandra Lodi.
Il processo si è dovuto ripetere dopo il parziale annullamento in Cassazione della condanna inflitta nel 2016. Un risvolto processuale che si è ritorto contro i due imputati a cui le pene sono state aumentate. Alla fine, per il reato di concussione per induzione, Giacino è stato condannato a 4 anni di carcere e la moglie a 3 anni e 4 mesi.

La sentenza del 2016 aveva infatti ridotto le pene inflitte in primo grado perché i due erano stati assolti per le presunte "mazzette" ricevute dal costruttore Leardini. Pagamenti che servivano a Leardini per ottenere via libera burocratici per i suoi lavori. L'annullamento parziale della sentenza di secondo grado ha permesso a nuovi giudici di rivalutare la credibilità della testimonianza di Leardini. Credibilità che è stata riconosciuta e che quindi ha portato ad una condanna più severa per i due imputati.

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