Morfina a un neonato, la donna accusata a processo per lesioni aggravate

Nell'ultima udienza è caduta l'accusa più grave, quella della cessione di sostanze stupefacenti. Per questo sono stati revocati anche gli arresti domiciliari e così l'infermiera è tornata libera

Ospedale di Borgo Roma (Foto di repertorio)

Federica Vecchini sarà processata per lesioni aggravate, ma non per l'accusa più grave, quella di cessione di sostanze stupefacenti. La donna di Nogara, infermiera all'ospedale di Borgo Roma, nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2017 avrebbe somministrato morfina ad un neonato per calmarlo e per questo nell'agosto dell'anno scorso era stata arrestata. La somministrazione di morfina, infatti, aveva causato un'overdose nel piccolo nato prematuro, che è stato salvato solo grazie ad un tempestivo intervento del personale medico e al suggerimento della stessa Vecchini, la quale consigliò il farmaco giusto per contrastare l'overdose. Un consiglio che però fece insospettire il resto del personale, facendo partire prima un'indagine interna e poi un'indagine della Questura di Verona. Le indagini portarono all'arresto e si chiusero solo nell'aprile di quest'anno con la formulazione da parte della Procura delle accuse di lesioni aggravate e cessione di sostanze stupefacenti. Ieri, 3 luglio, si è tenuta l'udienza, riportata da Camilla Ferro su L'Arena. Gli avvocati difensori di Federica Vecchini sono riusciti ad ottenere il "non luogo a procedere" per l'accusa di cessione di sostanze stupefacenti. L'infermiera sarà quindi chiamata a difendersi nel processo che partirà dopo l'estate solo dall'accusa di lesioni aggravate. Essendo però caduta l'accusa più grave, all'imputata sono stati revocati gli arresti domiciliari ed è quindi tornata in libertà. La donna, dal giorno dell'arresto, non ha smesso di dichiararsi innocente.

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