Anche in Veneto scatta la mobilità venatoria tra i diversi ambiti di caccia

I cacciatori iscritti in un ambito di caccia in Veneto potranno praticare l'attività venatoria alla selvaggina migratoria anche in altri ambiti diversi da quello di iscrizione

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Via libera dall'1 ottobre alla mobilità venatoria dei cacciatori tra i diversi ambiti di caccia del territorio regionale. Con la predisposizione del sistema informatico, l'attivazione di un sito dedicato e il varo da parte della giunta regionale del Veneto delle linee guida, trova applicazione la norma veneta che consente ai cacciatori di accedere anche ad ambiti territoriali diversi da quello in cui sono iscritti per inseguire la fauna migratoria.

Ora anche il Veneto, come già Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia riconosce nel proprio ordinamento l'istituto della mobilità per i cacciatori - ha dichiarato l'assessore regionale alla caccia Giuseppe Pan - Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha archiviato tutti i dubbi di costituzionalità della legge, abbiamo provveduto a disciplinare con equilibrio e razionalità la presenza dei cacciatori nel nostro territorio, grazie alla creazione di una anagrafe informatica dei cacciatori e alle possibilità di programmazione e controllo offerte dalla gestione informatica del sistema.

Con la mobilità venatoria i cacciatori iscritti in un ambito di caccia in Veneto possono praticare l'attività venatoria alla selvaggina migratoria anche in altri ambiti diversi da quello di iscrizione, sino ad un massimo di 30 giornate nel corso della stagione venatoria, con la sola esclusione della zona vallivo-lagunare e della zona faunistica delle Alpi.
L'attività venatoria in regime di mobilità alla selvaggina migratoria potrà essere praticata sia in forma vagante sia da appostamento.

Chi intende avvalersi di questo istituto dovrà prenotare la giornata di mobilità collegandosi con il sito www.movemose.it e scaricare il codice di prenotazione. Il sistema informatico regionale autorizzerà l'accesso giornaliero ad un numero di cacciatori comunque non superiore alla differenza tra i cacciatori ammissibili ad un determinato ambito territoriale di caccia (sulla base dell'indice di densità venatoria massima) e quelli effettivamente iscritti all'ambito stesso.

«L'avvio della mobilità venatoria in modo regolato e attentamente controllato - ha concluso Pan - dà riconoscimento ai diritti dei cacciatori e, al tempo stesso, rappresenta un'occasione per riaffermare il rispetto dei vincoli imposti per una gestione equilibrata e consapevole del patrimonio faunistico della nostra regione».

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