Miteni chiede la proroga della Commissione regionale sui Pfas

L’'azienda invita a considerare il nuovo scenario dopo la pubblicazione avvenuta pochi giorni fa della relazione sul PFOA da parte dell’'organismo per la chimica dell’'Unione Europa ECHA

immagine di repertorio

«La vogliamo invitare a far sì che, nell’'interesse di tutti, il lavoro della commissione d’inchiesta sui PFAS non venga interrotto ma che possa proseguire nel suo operato considerando le nuove fonti ufficiali che illustrano l’ingresso in Veneto di PFOA e precursori del PFOA centinaia di volte più elevati di quanto fino ad oggi considerato”». Miteni scrive così ai consiglieri regionali chiedendo che il lavoro della commissione d’'inchiesta prosegua prendendo atto delle rivelazioni fatte il 26 giugno scorso dall’'agenzia che regolamenta l'uso delle sostanze chimiche dell’Unione Europea. In quel rapporto si parla di centinaia di tonnellate di PFOA immessi nell’'ambiente dall'’utilizzo fatto da industrie del tessile, della pelle, della carta, nella produzione di coloranti e inchiostri.

«Le dimensioni dell’inquinamento della falda e delle acque di superficie sono sempre state incoerenti con le dimensioni della produzione Miteni - si legge in una nota diramata in queste ore dall'azienda - i cui volumi non possono giustificare una diffusione e una concentrazione così ampia. Il documento dell’'agenzia dell’Unione Europea riporta dati sull’utilizzo di PFOA e precursori dei PFOA con volumi centinaia di volte più elevati dell’intera produzione Miteni e questo potrebbe spiegare i livelli contenuti nelle acque. Questi precursori, dice il documento, diventano PFOA puro fino all’'80% del loro volume. Solo nel Veneto hanno dimensioni superiori alle 160 tonnellate per anno di sostanze che non essendo ancora PFAS quando vengono immesse nell’'ambiente ma lo diventano successivamente, non sono mai state misurate negli scarichi industriali di chi le utilizza.

Il nuovo documento pubblicato pochi giorni fa non può dunque essere stato considerato dalla commissione regionale, - si legge in conclusione nella nota di Miteni - ma è fondamentale perché fa tornare i conti sull’inquinamento ed è necessario per comprendere la portata di un fenomeno che sarebbe ancora in atto a prescindere da Miteni che ha raggiunto emissioni vicino allo zero».

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