Miteni, nuovo inquinante famiglia Pfas: piovono le polemiche, ma l'azienda si difende

Zanoni (Pd) e Guarda (AMP): "Grave l’autorizzazione a lavorare rifiuti tossici e il ritardo nella comunicazione da parte della Regione". Mamme no Pfas chiedono alla Procura "l'immediato e definitivo sequestro di Miteni"

Immagine dall'odierna manifestazione di protesta del comitato "Mamme NoPfas"

«Adesso su chi scaricherà la colpa Miteni? Il GenX, altro inquinante della famiglia Pfas, sarà l’ultimo o il primo di una lunga serie?». Le due domande sono dei consiglieri Andrea Zanoni (Pd) e Cristina Guarda (Lista AMP) a proposito del nuovo caso che coinvolge la ditta di Trissino e anche Palazzo Balbi visto e considerato che l’autorizzazione a "lavorare" quelli che vengono definiti dai consiglieri «rifiuti tossici dall’Olanda» è arrivata da un dirigente della Regione. Un caso che è finito dritto in Procura, mentre i due esponenti di opposizione annunciano la presentazione di un’interrogazione. 

«Finora Miteni ha sempre puntato il dito sui precedenti proprietari e sulla responsabilità dei distretti industriali, - aggiungono i consiglieri - quindi attendiamo nuovi contro-comunicati post sponsorizzati sui social per cercare giustificazioni "sull’1% dell’inquinamento". Crediamo che debba essere obbligata a fornire l’elenco di tutte le sostanze che produce, ha prodotto e sversato, in modo che vengano fatte analisi complete sulla loro presenza nell’acqua».

Ma i due consiglieri non risparmiano critiche nememno alla Regione: «Ringraziamo le istituzioni olandesi per la comunicazione: già da qualche anno stanno studiando il problema GenX nella contaminazione della falda e della loro acqua pubblica, rimaniamo invece allibiti dal comportamento della Regione, che si è svegliata solo tre mesi dopo aver ricevuto la lettera, senza darne comunicazione. Ma, prima ancora, è gravissimo il cortocircuito che ha portato a dare il via libera, mentre si sbandiera l’obiettivo Pfas Zero: non ci si può liquidare tutto come mera ratifica di una scelta della Conferenza dei servizi, è prendere in giro la gente».

«La preoccupazione va soprattutto sui filtri a carbone, le Bat, ovvero le migliori tecnologie disponibili che sono state scelte per depurare la nostra acqua ma che, a quanto si apprende, - concludono la loro requisitoria Zanoni e Guarda - sarebbero insufficienti per valori più alti del 10 nanogrammi per litro del GenX e le prime analisi evidenziano concentrazioni comprese tra 25 e 40. Al momento non possiamo fare altro che attendere, speriamo in tempi brevi, il quadro completo dei prelievi effettuati nelle acque dentro e fuori l’area dellaMiteni e vedere fin dove è arrivata questa nuova sostanza, sversata fin dal 2012».

La replica di Miteni

In merito alle dichiarazioni pubblicate in queste ore Miteni ha voluto precisare in una nota quanto segue: «La molecola in questione, FRD, è una molecola studiata per non accumularsi nell'organismo umano. La lavorazione consiste nella rigenerazione della molecola di tensioattivo che viene riconsegnata integralmente al cliente. Non c'è nessuna autorizzazione a sversare alcunché. La Regione ha autorizzato la lavorazione, tra cui il processo di trattamento delle acque che ha dimostrato la sua efficacia nell'abbattimento delle emissioni. Miteni come previsto dall'Autorizzazione integrata ambietale già invia ogni anno alla Regione Veneto l'elenco completo delle sostanze che produce con le quantità di materiale in ingresso e di materiale prodotto».

Confronto con comitato Mamme no Pfas

«Rinnoviamo il nostro invito alle mamme No Pfas, - si legge ancora in una nota di Miteni - a venire a vedere quello che stiamo facendo e come lavoriamo nello stabilimento di Trissino. Miteni ha sempre operato in totale trasparenza e apertura al dialogo come dimostra la piena collaborazione anche in occasione delle decine di ispezioni da parte di tutti gli enti di controllo. Da tempo rappresentiamo meno dell’1% della diffusione di Pfas negli scarichi industriali, secondo i dati Arpav, mentre depuriamo e gestiamo l'acqua della falda. Dopo la pubblicazione dei dati dell’agenzia dell’Unione Europea ECHA è del tutto evidente ed è documentata la marginalità delle emissioni Miteni a fronte delle 160 tonnellate di precursori del Pfoa utilizzati ogni anno in Veneto e che nessuno ha mai nemmeno cercato negli scarichi delle centinaia di aziende che li utilizzano. Invitiamo le mamme No Pfas a venire a vedere come lavora Miteni e a chiedere chiarezza sull’utilizzo dei Pfas in queste aree».

Mamme no Pfas: "Sequestrare Miteni"

Un invito quello dell'azienda che non pare essere destinato a riscuotere particolare consenso, almento stando alle parole del comunicato emesso in dato odierna dal dal comitato di cittadini "Mamme No-Pfas": «La pazienza delle mamme è finita, - si legge nella nota - è giunto il tempo delle risposteche ognuno, per quanto di propria competenza, ci deve dare. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Chiediamo alla Procura l'immediato e definitivo sequestro di Miteni, nonché azioni esemplari nei confronti di chi ha approvato dapprima e taciuto poi la lavorazione da parte di Miteni di residui tossici contenenti GenX, permettendole addirittura lo sversamento! Lo sdegno e l’assoluta mancanza di fiducia in chi avrebbe dovuto tutelarci sono elevatissimi ma, nonostante tutto, vogliamo continuare a credere nelle istituzioni ed è per questo che chiediamo subito e con estrema urgenza un incontro chiarificatore con tutti i vertici regionali».

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