Mensa scolastica a Verona, Pd: «Il pasto costerà di più, è un attacco alle famiglie»

Si difende l'assessore all'Istruzione Stefano Bertacco: «Un passaggio inevitabile»

Mensa scolastica - immagine d'archivio

«Estate durissima per i cittadini veronesi: dopo l’aumento indiscriminato degli affitti delle case popolari, decisi dalla Regione, dopo il caos organizzativo in cui è precipitato l’Istituto Assistenza anziani, cade una tegola - questa volta per opera del Comune - anche sulla testa delle famiglie che hanno bambini alle scuole elementari o alle medie, che si vedranno aumentare la retta della refezione scolastica del 20% secco in più per tutte le fasce di reddito». Duro affondo da parte del gruppo consigliare del Partito Democratico che, in una nota firmata da Elisa La Paglia, Federico Benini e Stefano Vallani, ha voluto puntare l'indice contro quello che i consiglieri di minoranza definiscono «un colpo gobbo del centrodestra a danno delle famiglie».

«Da quest’anno, - sostengono Elisa La Paglia, Federico Benini e Stefano Vallani - per far mangiare a mensa il bambino iscritto ad un classe di tempo pieno occorreranno dai 684 agli 840 euro a seconda della fascia di reddito contro i 570-700 euro dell’anno precedente. Analogamente, il costo unitario di un pasto passa dai 3,80-4,70 euro a seconda delle fasce di reddito ai 4,60-5,70 euro attuali. Il provvedimento di giunta è stato approvato in sordina lo scorso 12 luglio e reso pubblico solo in questi giorni soltanto per i canali ufficiali. L’amministrazione - concludono i consiglieri veronesi del Pd - si è ben guardata dal renderlo noto alle famiglie che riceveranno l’amara sorpresa direttamente dalle scuole. È un attacco alle famiglie, per i costi che subiranno e per i modi con cui sono venuti a scoprirlo».

Sul tema della refezione scolastica e relativi costi maggiorati, è intervenuto nelle scorse ore anche l'assessore all'Istruzione del Comune di Verona Stefano Bertacco, secondo il quale «l'aumento massimo è meno di un caffè». L'assessore ha quindi spiegato tale maggiorazione quale conseguenza di un decreto legge a livello statale: «Per quanto riguarda l’aumento delle rette delle mense scolastiche, - spiega l'assessore all'Istruzione - l’adeguamento è imposto, a livello statale, dal decreto legislativo 63 del 2017. Con questa norma si stabilisce che i Comuni non possono più intervenire per calmierare gli incrementi legati ai costi ma devono trasferire agli utenti le eventuali maggiorazioni, tra cui l’aumento dei prezzi degli alimenti o del costo del lavoro. Senza contare che negli anni scorsi non sono mai stati nemmeno applicati gli aumenti Istat, nonostante ci fosse una specifica delibera di giunta che lo imponesse».

«Il ritocco dei prezzi è stato, quindi, un passaggio inevitabile, - sostiene l'assessore Stefano Bertacco - che abbiamo fatto con la massima attenzione verso le famiglie. Gli incrementi infatti sono stati contenuti al massimo e si tratta di una differenza che è inferiore al costo di un caffè al giorno. Le nuove tariffe a pasto aumentano di 40 centesimi, per le fasce di reddito più basse, fino ad un euro a pasto per chi ha una dichiarazione Isee superiore ai 50 mila euro o per i non residenti». 

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