Mamme No Pfas scrivono alla Commissione Ecomafie e a tutte le Regioni

Gli attivisti chiedono sostegno ai parlamentari che fanno parte della commissione d'inchiesta contro i reati ambientali e ai presidenti di Regione chiedono di adottare limiti zero per la presenza di Pfas nelle acque

Foto di repertorio

Una lunga segnalazione alla Commissione Ecomafie e un appello-video rivolto alla Conferenza Stato-Regione. Gli attivisti veneti riuniti nel comitato Mamme No Pfas continuano ad interpellare le istituzioni, dopo essersi confrontati con la Regione e anche con il ministro dell'ambiente Sergio Costa.

Alla Commissione parlamentare d'inchiesta che si occupa di reati ambientali, il comitato ha inviato un resoconto contenente la storia della contaminazione da Pfas nelle acque venete. Una storia che, per gli attivisti, parte dagli anni Sessanta, quando ancora la Miteni si chiamava Rimar. In quegl'anni ci sarebbero state le prime fuoriuscite di sostanze inquinanti, seguite poi dalla sepoltura di rifiuti anch'essi inquinanti.
Il senso del messaggio delle Mamme No Pfas è che il caso è scoppiato nel 2013, ma le istituzioni già lo conoscevano da tempo e non si erano mosse.
Ai parlamentari della Commissione Ecomafie, gli attivisti chiedono sostegno per questa loro battaglia contro l'inquinamento da Pfas.

Diverso è invece il modo con cui le Mamme No Pfas si sono rivolte alla Conferenza Stato-Regioni. Con un video, l'associazione ha chiesto a tutti i presidenti delle regioni italiane di ridurre a zero le soglie di tolleranza sulla presenza di Pfas nelle acque potabili. «I Pfas sono sostanze artificiali bioaccumulabili, persistenti, tossiche che alterano il delicato equilibrio del sistema ormonale e sono potenzialmente cancerogene - scrivono gli attivisti - Sono un inquinante "perfetto" perché inodore, insapore e incolore: si disperdono sia in acqua che in aria e vista la loro caratteristica di forte persistenza in ambiente è importante che siano posti controlli a tutte le industrie che li utilizzino. Ci rivolgiamo alla Conferenza Stato-Regioni affinchè quanto accaduto in Veneto non avvenga anche nelle altre regioni e questo sarà possibile solo fissando limiti nazionali che devono essere pari a zero».

Nel frattempo, prosegue lo screening finanziato dalla Regione Veneto e finalizzato ad analizzare gratuitamente tutti i cittadini residenti nei comuni veneti inseriti nella Zona Rossa, ovvero quella maggiormente esposta all'inquinamento da Pfas. Per informare sull'andamento di questa serie di controlli, la Regione ha prodotto e diffuso un rapporto, che però sembra essere stato mal riportato sull'edizione online del Il Fatto Quotidiano e per questo la Regione Veneto ha aggiunto alcune precisazioni.

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L'articolo pubblicato sul sito web de Il Fatto Quotidiano ha come titolo "Pfas Veneto, in 8 mesi le persone avvelenate sono raddoppiate" - riporta la Regione - Si ritiene doveroso precisare che tale titolo risulta fuorviante, in quanto l'aumento del numero di persone con livelli elevati di Pfas nel sangue è semplicemente dovuto alla progressione delle attività di screening ed è quindi un dato atteso.
Inoltre, il livello di 0,5 ng/ml non rappresenta, come erroneamente affermato nell’articolo, il "livello tollerato", bensì il limite di quantificazione del laboratorio. Quindi, avere una concentrazione nel siero superiore a 0,5 ng/ml significa semplicemente che tale concentrazione può essere determinata con le tecniche analitiche a disposizione e non necessariamente che rappresenti un rischio per la salute.

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