Piazza da ascoltare o strumentalizzata? Divide il corteo No Pfas di Venezia

La deputata veronese 5 Stelle Federica Businarolo è stata solidale con i manifestanti e gli ha replicato l'assessore regionale all'ambiente Gianpaolo Bottacin: «Si specula su di una tragedia ambientale per meri fini politici»

Alcuni striscioni dei manifestanti (Foto Facebook - Mamme No Pfas)

Manifestanti da ascoltare per gli uni, manifestanti da non strumentalizzare per gli altri. Ha diviso il corteo organizzato ieri, 20 ottobre, a Venezia per chiedere l'immediata bonifica dell'area dell'azienda Miteni. L'azienda vicentina di Trissino, ormai fallita, viene ritenuta la principale responsabile dell'inquinamento da Pfas che interessa le acque di alcuni comuni nelle province di Verona, Vicenza e Padova. 

«Bonifica subito», è stato il moto dei manifestanti di ieri, i quali hanno avuto la solidarietà della deputata veronese 5 Stelle Francesca Businarolo. «L'inquinamento da Pfas resta una grave emergenza ambientale del nostro territorio e la richiesta alla Regione Veneto di avviare con urgenza le bonifiche sui terreni è sacrosanta - ha dichiarato Businarolo - Ci aspettiamo dal presidente regionale Luca Zaia di accelerare i tempi».

Alla deputata e più in generale a tutti i 5 Stelle ha risposto l'assessore regionale all'ambiente Gianpaolo Bottacin, accusando il M5S di speculare politicamente sul dolore e sulle paure di chi vive nei territori contaminati da Pfas. «Al Governo ci sono i 5 Stelle e il ministro all'ambiente è sempre lo stesso da giugno 2018 - ha ribadito Bottacin - La bonifica non spetta alla Regione e il ministro lo sa bene».
L'assessore regionale ha inoltre scritto una lettera aperta in cui ha espresso stanchezza nel vedere «la verità dei fatti continuamente distorta» da chi usa «una tragedia ambientale per meri fini politici».

Il vero cuore del problema era e resta ancora oggi l'assenza di limitazioni di legge sui Pfas - scrive Bottacin - Senza limiti, mancherebbero addirittura alcuni reati. Senza limite come è possibile sanzionare o imporre alcune attività? Per due lunghissimi anni qualche parlamentare e consigliere regionale ha attaccato la Regione, sostenendo che sarebbe compito nostro definire i limiti. In realtà, ho sempre sostenuto, leggi alla mano, che la competenza era ed è dello Stato. Ma nel frattempo non potevamo non intervenire e, quindi, la Regione, vista l'inadempienza dello Stato ha fissato i limiti per queste sostanze. Sia negli acquedotti che per gli scarichi. Lo ha fatto con atti amministrativi. E per averlo fatto mi sono personalmente esposto a 43 ricorsi prodotti da chi sostiene che la Regione non può porre limiti con atti amministrativi fino a quando lo Stato non fissa limiti di legge.
Nel frattempo si trattava di bonificare il sito inquinato. La legge è chiara. Chi inquina deve bonificare. Ma prima deve effettuare un'indagine preliminare, poi produrre un piano di caratterizzazione per valutare le soglie di contaminazione. Deve, quindi, attuare il piano di caratterizzazione e, successivamente, fare l'analisi dei rischi. Una volta fatto tutto questo, deve predisporre un piano di bonifica che va approvato e, solo a questo punto, si può avviare il lavoro di bonifica. Una procedura lunga e farraginosa, soprattutto se di mezzo ci mettiamo anche, come nel caso di Miteni, il fallimento dell'azienda con subentro del tribunale e curatore fallimentare. Vista la procedura così lunga, ancora una volta la Regione si è proposta di intervenire in prima persona. Ma per farlo con tempi ragionevoli e più brevi di quanto imposto dalla legge, è necessaria una gestione commissariale, che ora chiediamo allo Stato.

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