Più paletti e più tasse, passa la legge regionale sul gioco d'azzardo patologico

Per l'assessore regionale del Veneto alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin è un provvedimento restrittivo. Per le minoranze è poco coraggioso. Mentre l'associazione dei gestori del gioco di Stato parla di proibizionismo

(Foto di repertorio)

Una legge di riordino, che fa chiarezza e mette dei paletti, stabilendo distanze minime, orari di apertura, aumento di tassazione e sanzioni, al fine di contrastare la piaga della ludopatia. Così l'assessore regionale del Veneto alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin ha definito il progetto di legge che norma la prevenzione e la cura del disturbo da gioco d'azzardo patologico, progetto di legge approvato ieri, 3 settembre, dal consiglio regionale del Veneto con 31 voti favorevoli, 5 contrari e 7 astenuti. 

È un provvedimento restrittivo, voluto e appoggiato dalla giunta, per far ordine tra le diverse norme regionali adottate dal 2015 in poi e per dare certezza agli enti locali - ha commentato Lanzarin - Con la nuova legge, si stabiliscono distanze minime di 400 metri dai luoghi sensibili, orari di apertura, aumento massimo dell'aliquota Irap e sanzioni fino a seimila euro. Così si fa finalmente chiarezza e si introducono criteri di omogeneità per tutto il territorio regionale.
Si tratta di una legge fortemente restrittiva, visto che innalza l'aliquota Irap per gli esercenti che installano apparecchiature da gioco al valore massimo possibile previsto. Una scelta chiara, che va nella direzione di utilizzare tutti gli elementi che possono essere lecitamente utilizzati come deterrenti.
Ci sono, però, dei diritti acquisiti e quindi abbiamo ritenuto di dover mettere in protezione la legge da eventuali contenziosi, stabilendo che le nuove norme si applicano alla nuova programmazione e non all'esistente.
Agli strumenti di dissuasione e di controllo continueranno ad affiancarsi quelli di prevenzione e cura: la Regione Veneto, per parte sua, integra con oltre 1,2 milioni di euro di risorse proprie i 4 milioni del fondo sanitario nazionale erogato per finanziare le attività di prevenzione, di cura e di recupero dei Servizi per le dipendenze.

Il Veneto è la terza regione in Italia per quantità di denaro giocata alle macchinette (Awp) e alle videolottery. Nel 2017 il volume delle giocate complessive nel territorio regionale ha superato i 6,1 miliardi di euro, di cui tre quarti alle new slot, con una spesa pro capite (compresi neonati e centenari) di 1.244 euro.
Si stima che i giocatori d'azzardo problematici siano 32.500 (cioè lo 0,8% della popolazione attiva), mentre quelli che si rivolgono ai Servizi pubblici per le dipendenze sono tra i 3.200 e i 3.700 circa.

I tre consiglieri di minoranza Cristina Guarda, Piero Ruzzante e Patrizia Bartelle hanno espresso il loro voto contrario perché ritengono poco coraggiosa e poco stringente. «Le slot e le sale da gioco vicino a scuole, chiese, oratori, case di riposo, ospedali, ci rimarranno e continueranno ad essere un enorme rischio di invito all'azzardo», hanno commentato i tre consiglieri.
Voto di astensione del Partito Democratico, che vede in questa nuova legge qualche elemento positivo, come l'innalzamento dell'Irap. «Ci sono tuttavia due punti critici, su cui il consiglio regionale avrebbe dovuto mostrare più coraggio - ha dichiarato il consigliere regionale PD Claudio Sinigaglia - La disciplina dell'esistente e la norma finanziaria».

Aspre critiche, infine, sono giunte dall'associazione nazionale Sapar, ovvero l'associazione dei gestori del gioco di Stato. Per il vicepresidente Andrea Lo Massaro, la prevenzione al gioco d'azzardo patologico si fa con la formazione e l'informazione e non con norme da lui giudicate proibizioniste. «Leggendo il testo del progetto di legge - scrive Lo Massaro - risultano palesi discrepanze e contraddizioni. Si parla di distanziometro diverso a seconda del numero di abitanti del comune, come se la dipendenza colpisse a seconda delle dimensioni della città; nel testo troviamo riferimenti al divieto di pubblicità, ai luoghi ritenuti sensibili, alle caratteristiche architettoniche dei locali da gioco ed ubicazioni urbanistiche, come se già non ci fossero norme nazionali a riguardo e linee guida dettate dalla Conferenza Stato-Regioni. La tutela della salute pubblica non può essere garantita a discapito del lavoro altrui. In Veneto, ci sono oltre 5.000 esercizi che rischiano di chiudere a causa di una norma così stringente e proibizionista».

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