Pedemontana, imbarazzo dopo una visita degli ingegneri di Verona

L'Ordine degli ingegneri scaligeri aveva organizzato una visita al tunnel di Malo e pochi giorni dopo è scoppiato lo scandalo delle forniture al medesimo cantiere

Tracciato della Pedemontana

L'Ordine degli ingegneri di Verona organizza una visita al tunnel della Pedemontana di Malo e pochi giorni dopo scoppia lo scandalo delle forniture al medesimo cantiere. Tanto che una giornata di approfondimento professionale dedicata alla più grande opera stradale tra quelle in fase di realizzazione in tutta Italia sta mettendo in un certo qualche imbarazzo lo stesso Ordine degli ingegneri di Verona. La voce da giorni si sta rincorrendo nei corridoi degli uffici di via Santa Teresa nella città di Giulietta e Romeo. E non accenna a placarsi.

Più nel dettaglio la vicenda risale al 21 giugno scorso quando l'ordine scaligero organizza un corso di aggiornamento professionale che costituisce la naturale prosecuzione di un seminario svoltosi il 24 maggio. La giornata, che si avvale della supervisione scientifica del noto ingegnere veronese Paolo Crescini, è divisa in due parti. Come da programma al mattino un pullman parte da Verona per giungere al campo base dei cantieri della Pedemontana (nota anche come Spv) a Cornedo in provincia di Vicenza. In loco, sempre secondo il programma gli esperti, «procedono con una descrizione dettagliata del progetto della galleria e delle criticità rilevate in sede di esecuzione». Appresso è prevista una visita «al cantiere della galleria lato Castelgomberto».
Al pomeriggio si replica: «... 14.30 ritrovo cantiere galleria lato Malo e registrazione dei partecipanti... 14:45-18:00 descrizione dettagliata del progetto della galleria e delle criticità rilevate in sede di esecuzione, visita al cantiere della galleria lato Malo-Vallugana... 19:00 arrivo col pullman alla sede dell'Ordine degli ingegneri di Verona».

Nella cronistoria però c'è un piccolo dettaglio che balza all'occhio. Se si sbircia l'elenco dei relatori si trova il nome dell'ingegnere Elisabetta Pellegrini, direttore della struttura di progetto della Spv in seno alla Regione Veneto nonché «responsabile unico del procedimento». In soldoni, la Pellegrini dopo il capo della struttura commissariale regionale Marco Corsini, è il secondo dirigente in grado in seno al comparto tecnico-amministrativo che presso la Regione Veneto coordina e vigila sull'iter della realizzazione della Spv. La Pellegrini è molto nota sui media perché ormai da mesi, proprio per quanto riguarda la superstrada, è divenuta di fatto la plenipotenziaria della giunta regionale capitanata dal leghista Luca Zaia. Il quale da tempo di Pedemontana parla sempre meno.
Tuttavia tra i relatori figura pure Adriano Turso, progettista nonché direttore dei lavori. Lavori che la Regione ha affidato al consorzio italo-spagnolo Sis il quale agisce da vero e proprio concessionario.
Gli altri due relatori sono l'ingegnere Andrea Puglisi, progettista degli impianti, e poi il geologo Carlo Alessio.

Il panel di esperti chiamati per l'iniziativa però avrebbe fatto storcere il naso a più di qualche iscritto all'ordine scaligero. Il motivo? In primis è stata considerata la mancanza di un contraddittorio visto che i relatori in qualche modo sono tutti quanti convinti della bontà del progetto: anche se Pellegrini per vero avrebbe anche un ruolo di vigilanza, quindi di terzietà, nei confronti del concessionario. Ma la polemica si sarebbe rinfocolata pochi giorni fa quando i media regionali hanno dato la notizia della maxi inchiesta sulla Spv, che si è abbattuta con forza sulla direzione lavori tanto che lo stesso Turso risulta tra gli indagati.
«L'ordine avrebbe potuto essere più prudente visto che Turso era rimasto coinvolto in una inchiesta cugina - come scrive Il Giornale di Vicenza - dopo un incidente mortale presso i cantieri della Spv occorso nel 2016 sempre in galleria? Ed è possibile che a fronte di tanta scienza ingegneristica nessuno si sia accorto dei problemi sollevati di lì a poco dalla procura? Non è che l'ordine ci ha rimediato una figura barbina?». Questo il rimprovero che a mezza bocca sarebbe giunto sino ai piani alti dell'ordine di Verona.

E c'è un'altra voce che circola rispetto alla iniziativa del 21 giugno. Durante uno dei viaggi in pullman uno dei presenti, davanti a molti testimoni, avrebbe espresso una serie di apprezzamenti assai poco lusinghieri nei confronti delle forniture usate dalla Sis. Pare però che nel torpedone ci fosse proprio la Pellegrini, che peraltro è pure iscritta all'Ordine degli ingegneri di Verona. Chi scrive ha contattato per iscritto i protagonisti della vicenda, dall'ingegnere Pellegrini al presidente dell'ordine scaligero Andrea Falsirollo, sino al supervisore scientifico della iniziativa, ovvero l'ingegner Crescini. I quali, almeno per il momento, hanno preferito non rispondere.

Frattanto la tensione sull'affaire Spv dopo le polemiche degli ultimi giorni non accenna a scemare. Il sito di «whistleblowing» Appaltileaks.it ha sfornato l'ennesima critica al curaro sulla gestione dell'iter che ha interessato l'arteria che una volta ultimata dovrebbe connettere Montecchio Maggiore nel Vicentino a Spresiano nel Trevigiano.

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