Ikea, addio a Verona. Sboarina: «Colpa della passata amministrazione»

Il sindaco: «Far credere che Ikea poteva essere costruita alla Marangona è stato come vendere l'Arena ai cinesi». Ma le opposizioni attaccano e il PD teme che salti l'intera programmazione per la Marangona

L'amministrazione di Verona l'ha chiamata "Operazione Verità", un nome non molto originale ma che in due parole spiega quello che ieri, 9 aprile, è stato fatto dal sindaco Federico Sboarina e dagli assessori Ilaria Segala e Daniele Polato. Far parlare le carte, i documenti e le note protocollate prima di arrivare alle valutazioni politiche sul caso Ikea.
Dopo anni di tira e molla, il colosso svedese ha deciso di non aprire a Verona e questo ha scatenato una prima serie di reazioni a cui l'assessore all'urbanistica Segala ha cercato di replicare. Ieri, si è esposto il primo cittadino in prima persona con parole molto chiare.

Far credere che Ikea poteva essere costruita alla Marangona è stato come vendere l'Arena ai cinesi - ha detto Sboarina - Un'operazione non solo assurda ma impossibile, come è ampiamente documentato da varie note che non hanno mai smesso di ribadire come il progetto fosse incompatibile con l'area scelta. Bisogna smascherare l'incapacità con cui è stata amministrata la città prima di noi. Dal 2012, anno in cui si cominciò a sbandierare l'arrivo del colosso svedese nell'area ex Biasi, non è stato fatto più nulla per concretizzare l'opera. La precedente amministrazione ha mandato una lettera al presidente Zaia, nell'agosto 2016, in cui si chiedeva di cambiare le norme urbanistiche regionali, a dimostrazione che, anche quattro anni fa, la possibilità di costruire un centro commerciale alla Marangona era pari a zero. Da quella lettera, nient'altro di importante è stato fatto con la Regione per portare a casa le modifiche necessarie. Nel frattempo sono intervenute nuove norme in tema di sviluppo del territorio ancora più restrittive, sul commercio e sul contenimento del suolo. Nonostante ciò nel 2017, appena insediati, abbiamo cercato uno spiraglio, confrontandoci sia con i rappresentanti di Ikea Italia sia con il presidente Zaia. Allora come oggi, la nostra posizione non è cambiata: sì all'Ikea, ma no al grande centro commerciale proprio perché impossibile da realizzare. Ikea si era detta quindi disponibile a rivedere il progetto iniziale che aveva una superficie commerciale grande tre volte quella di Adigeo, ma la Regione a fine maggio 2018 ha ribadito l'impossibilità legata alla destinazione logistica dell'area alla Marangona, inserita nel Paqe. E, nonostante gli annunci, nessun atto concreto è stato fatto nemmeno dai consiglieri regionali. Non c'è quindi da meravigliarsi se, dopo anni in cui sono stati presi in giro da false promesse, i vertici di Ikea hanno deciso di rinunciare al progetto, dopo aver capito come stanno realmente le cose. La loro opera non è realizzabile oggi come non lo era cinque anni fa. Quel che è cambiato, rispetto ad allora, è che oggi chi amministra la città lo fa su progetti concreti. In poco più di due anni abbiamo fatto ciò che non è stato fatto negli ultimi dieci. Penso all’Arsenale, al restauro dell'Arena, al Central Park, alla Casa di Giulietta, al nuovo stadio, alla variante alla statale 12, al ribaltamento del casello dell'autostrada A4, tutte opere già avviate o in fase di progettazione, per le quali abbiamo lavorato sodo, puntando ai fatti e non ai falsi proclami. Non ricordo invece un progetto della precedente amministrazione che sia arrivato a buon fine: alcuni erano così assurdi, come il cimitero verticale, che morivano ancora prima di nascere, altri, come il traforo, sono stati decapitati direttamente dalla magistratura. Capisco che il confronto possa essere fastidioso, ma non accetto più che si getti fumo in faccia ai veronesi. È ora che chi per cinque anni non ha fatto nulla si prenda finalmente le proprie responsabilità.

L'assessore Segala ha poi aggiunto: «A nulla è servita la proposta di trovare un'altra area di interesse dove realizzare l'insediamento. Questo sì che sarebbe stato un percorso realizzabile e in breve tempo». E la chiosa è stata di Polato: «Iniziamo dall'Ikea, ma nei giorni prossimi apriremo i fascicoli dei principali temi sui quali i cittadini sono stati presi in giro dalla precedente amministrazione negli ultimi cinque anni».

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Le spiegazioni dell'amministrazione non hanno fermato le reazioni delle opposizioni. Il Partito Democratico, con una richiesta del consigliere Stefano Vallani ha chiesto un'audizione in commissione consiliare del board del Consorzio Zai e dell'assessore Segala per affrontare le conseguenze della rinuncia da parte di Ikea ad insediarsi nell'area della Marangona. «Il vero pericolo, adesso, è che salti l'intera programmazione sull'area della Marangona con ulteriori lungaggini che potrebbero portare a rinunciare anche chi si è già impegnato per Corte Alberti. Sarebbe un disastro, un passo indietro di 20 anni - scrivono i consiglieri Vallani, Elisa La Paglia e Federico Benini, insieme al segretario provinciale del PD Maurizio Facincani e al segretario comunale del PD di Verona Luigi Ugoli - Chiediamo all'amministrazione di attivarsi per scongiurare tale pericolo e per creare, in stretto rapporto con il Consorzio Zai, un quadro di certezze in cui le imprese interessate possano programmare i propri investimenti. Questa della rinuncia di Ikea è una pagina bruttissima della storia del Comune di Verona che si dimostra non più capace di fare da motore di sviluppo per l'economia locale. Con Ikea non c'erano in ballo solo i posti di lavoro ma anche un percorso di rilancio della Marangona e un importante indotto nel settore del mobile e della casa di cui avrebbe potuto beneficiare l'intero territorio provinciale. L'amministrazione ha agito con grande superficialità e inaccettabile approssimazione».
La deputata veronese del Partito Democratico Alessia Rotta ha detto: «L'immobilismo dell'amministrazione veronese crea solo danni. La responsabilità della rinuncia di Ikea a Verona è chiara ed è della giunta di Sboarina. A Ikea per due anni non sono state date risposte né sugli adempimenti burocratici né sull’area di realizzazione. L'attuale amministrazione attribuisce alla precedente colpe e responsabilità, in una lotta tutta interna alla destra, che ha come effetto immediato quello di respingere una grande azienda disposta ad investire nel nostro territorio».
E anche il senatore dem di Verona Vincenzo D'Arienzo incolpa l'attuale amministrazione e chiede ad altri comuni della provincia scaligera di avviare immediatamente contatti con Ikea per individuare aree corrispondenti agli standard del colosso svedese. «Questo progetto non può andare in fumo per colpa di uno - scrive D'Arienzo - I veronesi stanno aspettando con favore questa occasione. Non tutto è perduto, ma occorre agire in fretta».

Alessia Rotta ha evidenziato nei contrasti tra l'attuale e la passata amministrazione «una lotta tutta interna alla destra», ma anche a sinistra la posizione non è unica. Michele Bertucco di Sinistra e Verona in Comune non ha nascosto le sue perplessità sul progetto e ha poi ribadito: «Dal 2011 ad oggi nessuno dei tantissimi sostenitori (a parole) di Ikea ha mai pensato di avviare in Regione una variante al Paqe, passaggio obbligato se si voleva dare una mano alla multinazionale del mobile. Nessuno si è poi cimentato con la nuova legge regionale sul commercio che finalmente pone anche in Veneto un freno alla proliferazione delle grandi superfici commerciali. Nessuno ha proposto una soluzione viabilistica per l'affluenza che era stata prevista da uno studio indipendente di 4,5 milioni di auto all'anno solo per quanto riguarda i visitatori. Nessuno ha fatto i conti con la nuova legge sul consumo del suolo che pure era stata salutata positivamente e che avrebbe dovuto essere modificata e piegata ai voleri di Ikea. Siamo ancora fermi alle chiacchiere e alle rivendicazioni. La faccenda passerà agli archivi della cronaca senza che nessun politico veronese o veneto abbia alzato un foglio. Se poi Ikea fosse davvero l'ultima speranza per la Marangona sarebbe da fare un discorsetto al Consorzio Zai composto, non da oggi, da 3 dirigenti e 9 consiglieri di amministrazione che costano ogni anno circa un milione di euro. Soldi non proprio ben spesi».

E infine, da segnalare anche il dubbio del presidente di Area Liberal Giorgio Pasetto, che ha sottolineato il fatto che Ikea abbia rinunciato ad insediarsi a Verona subito dopo il Congresso Mondiale delle Famiglie, con tanto di pubblicità del colosso svedese critica rispetto all'evento della Gran Guardia. L'addio di Ikea segna per Pasetto «il fallimento della politica fascio-leghista-integralista. Così non si scrive il futuro di una città».

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