Genitori morosi: tonno e cracker a scuola alla figlia. «Umiliata dal Comune»

È la segreteria provinciale del Partito Democratico a commentare l'episodio avvenuto a Minerbe nei giorni scorsi: «Tutelare l’infanzia è uno dei principali doveri delle amministrazioni ed un Comune che si sottrae a questo non svolge il proprio ruolo»

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L’amministrazione comunale di Minerbe, guidata dal sindaco leghista Andrea Girardi, si nasconde dietro le pieghe di una direttiva data alla società che fornisce i pasti per attuare una scelta discriminatoria nei confronti di una bambina di origine straniera i cui genitori non sono in regola con i pagamenti della mensa e la umilia servendole tonno e crackers anziché il pasto completo.

Sono la segreteria provinciale del Partito Democratico di Verona e il circolo PD di Minerbe, ad intervenire sul caso avvenuto nel comune della Bassa e venuto alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi. Alle scuole elementari del paese infatti, ad una bambina di origine straniera è stato servito un pasto a base di tonno e cracker, dal momento che la famiglia era indietro con il pagamento della retta della mensa.
Un caso che non poteva non creare scalpore dal momento che a rimetterci alla fine è un'alunna priva di responsabilità, sul quale è intervenuto anche il  vicesindaco con delega all'istruzione pubblica e alle politiche famigliari, Massimo Momi, che si è detto «umanamente dispiaciuto» ricordando però che occorre anche tutelare «le famiglie che pagano regolarmente la mensa».
Considerazioni che però non distolgono dall'attenzione dei Democratici il fatto che la vera vittima della vicenda sia una minore senza colpe. 

Tutelare l’infanzia è uno dei principali doveri delle pubbliche amministrazioni ed un Comune che si sottrae a questo dovere non svolge il proprio ruolo.

Se ci sono famiglie che hanno difficoltà economiche le amministrazioni hanno non solo la possibilità, ma anche il dovere di andare loro incontro con esenzioni o riduzioni delle rette se indigenti ed in ogni caso non possono rivalersi sul minore, ossia sull’anello debole di tutta questa catena.

Si nascondono dietro una regola e umiliano una bambina con la motivazione, indecente, di “essere corretti anche nei confronti di tutte le famiglie che pagano correttamente la mensa”. Come se non esistessero le possibilità da parte delle amministrazioni di intervenire nei casi di povertà economica.

Dove sta la giustizia nel rivalersi contro una bambina e in una regola che avalla una simile discriminazione?

Il Comune provveda al più presto, sin dalla prossima seduta consigliare, a gestire tali situazioni e contemporaneamente preveda nuove misure di welfare per agevolare le famiglie in difficoltà e promuova accordi con la ditta che fornisce i pasti ad esempio incentivando la lotta agli sprechi alimentari così da creare risparmi che permettano di garantire il pasto a tutti i bambini che usufruiscono del servizio mensa.

La giustificazione di aver proposto non meglio precisati percorsi di integrazione ai genitori che non li hanno accettati non motiva la decisione di prendersela con una bambina. Non si possono mescolare le due situazioni; se il Comune vuole far pagare il rifiuto dei genitori non può certo farlo mortificando una bambina di scuola elementare.

Se il Comune di Minerbe intende colpire eventuali furbetti che non pagano il servizio, metta in atto le procedure di controllo che gli competono rivalendosi eventualmente sui genitori che cercano scorciatoie e non su bambini che non devono essere vittime della cecità amministrativa della Giunta.

Umiliare una bambina o un bambino per far prevalere i propri principi di discriminazione allontana quel senso di umanità già così precario in una certa politica di oggi.

Il modus operandi della Lega rimane identico: forti con i deboli, deboli con i forti.

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