L'anima green del Comune e i giovani di Friday for future, è la fine di un amore mai sbocciato?

Dichiarare lo "stato di emergenza climatica", utilizzare lampade al led negli edifici della pubblica amministrazione e ridurre il costo dei mezzi pubblici per incentivarne l'uso. Tre richieste dei giovani che non sono state ascoltate e hanno rotto l'idillio d'amore iniziale

Il sindaco del Comune di Verona Federico Sboarina durante lo sciopero per il clima di Friday for future lo scorso 15 marzo 2019

Si è svolto ieri, venerdì 27 settembre, lo sciopero a favore del clima promosso a Verona dal comitato Friday for future ed al quale, oltre a una decina di migliaia di studenti, hanno partecipato anche altre sigle, quali i sindacati e il movimento non violento di Valpiana. Il corteo partito da piazza Bra intorno alle 10 di mattina, ha fatto poi ritorno dinanzi a palazzo Barbieri verso mezzogiorno. Su quelle scalinate lo scorso 15 marzo, in occasione della stessa manifestazione contro il surriscaldamento globale, a prendere pubblicamente la parola fu anche il sindaco scaligero Federico Sboarina: «Oggi avete fatto una grande cosa facendo sentire la vostra voce su un tema troppo importante. - disse al tempo il sindaco - Ogni giorno tutelate con il vostro comportamento la città in cui vivete, il clima e l’ambiente, per il vostro futuro».

Ieri su quelle scalinate del palazzo comunale c'erano tanti ragazzi e tantissime ragazze, ma la voce forte e chiara che è riecheggiata dal megafono ha chiamato in causa l'amministrazione comunale solo per una severa reprimenda. La presunta "anima green" della giunta Sboarina è stata pesantemente messa in discussione dallo speech di una giovane rappresentante di Friday for future Verona che ha elencato tre proposte, semplici e puntuali, avanzate in precedenza dai giovani scioperanti e rimaste però senza attuazione da parte dell'attuale amministrazione. La prima riguarda una presa di consapevolezza collettiva: dichiarare lo "stato di emergenza climatica". Insomma, si comincia con l'ammettere che abbiamo un problema. La seconda entra nel quotidiano, invitando a sostituire le lampadine degli edifici della pubblica amministrazione, scuole incluse, con luci al led ritenute meno impattanti sull'ambiente. La terza, infine, è quella a nostro modesto parere più interessante, perché chiama in causa direttamente il denaro. Un po' come per l'analizzando è d'obbligo pagare l'analista, perché senza flusso di denaro non vi sarebbe investimento desiderante nel corso di un'analisi psicanalitica, allo stesso modo il desiderio green di un'amministrazione comunale non può misurarsi realmente se non chiedendo agli amministratori di mettere mano al portafoglio. E allora ecco la terza proposta: ridurre significativamente le tariffe del trasporto pubblico, così da incentivarne l'utilizzo e disincentivare l'uso di mezzi privati inquinanti. 

L'assessore all'Urbanistica ed Ambiente Ilaria Segala, proprio questa mattina in un post su Facebook ha scritto: «Vedo con piacere che molti studenti vogliono passare ai fatti oltre a manifestare, credo che questa sia la strada giusta, sta crescendo il senso civico e il desiderio di comportamenti virtuosi e sostenibili. La parte più difficile credo sia la mobilità, perché è lì che scatta maggiormente la pigrizia. Passare a autobus, bicicletta e piedi...considerate che il maggior numero di spostamenti che facciamo in macchina sono di pochi km, tutti insieme facciamo la differenza». La domanda che sorge spontanea a questo punto, è se non vi possa essere una linea di congiunzione tra le rivendicazioni dei giovani di Friday for future Verona e le parole dell'assessore Segala. Onestamente, parrebbe proprio di sì. Quel che però stona in tutto questo, è il senso di totale disaffezione e «menefreghismo», per usare le esatte parole pronunciate ieri da quella scalinata di palazzo Barbieri, che i tanti giovani manifestanti, a torto o a ragione, rivelano di percepire nei loro confronti da parte dell'attuale amministrazione scaligera. 

A riprova di ciò, è possibile leggere sul blog di Friday for future Verona una sorta di cronistoria dei rapporti con la giunta Sboarina sulle tematiche ambientali. Il quadro che ne esce, cui è certamente necessario attribuire per correttezza il beneficio del dubbio derivante dalla parzialità della fonte, è in ogni caso tutt'altro che conciliante. Basti in questo senso citare il titolo di un contributo datato 18 settembre: "All'amministrazione di Verona dell'ambiente non gliene frega niente". Un atto di accusa bello e buono, richiamato anche dalla piazza di ieri nel coro intonato proprio in prossimità del "palazzo del potere" scaligero: «Il Comune per l'ambiente, non sta facendo niente», cantavano infatti i ragazzi e le ragazze che hanno manifestato. A questo si aggiunge un'altra denuncia pubblica emersa sempre ieri nel corso dello speech di fine corteo svolto da una giovane di Friday for future Verona: i 28 consiglieri comunali sarebbero stati invitati per il 9 settembre scorso ad un incontro con i ragazzi e le ragazze per affrontare le tematiche legate all'emergenza climatica, ma solo quattro consiglieri avrebbero dato la loro disponibilità. Un segnale si scarso interesse che i giovani hanno recepito forte e chiaro preferendo così annullare l'incontro.

Le reazioni politiche a livello locale non sono ovviamente mancate dopo lo sciopero di ieri. Il consigliere Tommaso Ferrari, tra i "virtuosi" che all'appello di Friday for future Verona aveva risposto «presente», ha scritto sui social: «Sono tantissimi i ragazzi e le ragazze, che nonostante le risatine ironiche di chi, con egoismo e presunzione, prova a sminuire la loro battaglia, sono nelle strade e nelle piazze di Verona per riappropriarsi del proprio futuro e difendere il pianeta, la nostra casa comune. La nostra generazione ha un grande potere e assieme una grande responsabilità, perché o saremo noi a intervenire per salvare il pianeta e noi stessi, o non lo farà nessuno». Anche l'altro consigliere "virtuoso" Michele Bertucco non ha lesinato critiche: «Quello che abbiamo sotto agli occhi a Verona come nel Veneto, è una Regione che continua ad investire in strade anziché su ferro la gran parte del proprio bilancio della mobilità e un Comune di Verona che emana delle misure antismog assolutamente inefficaci, al limite della presa in giro». Dal Pd, oltre a una mozione promossa dalla consigliera "virtuosa" Elisa La Paglia per eliminare tutte le stoviglie usa e getta dalle mense scolastiche della città, è giunto l'attacco di Anna Maria Bigon nei confronti della Regione Veneto e del Comune di Verona che «sono tra i primi posti nel Paese per consumo di suolo», sottolineando come «i comportamenti virtuosi che si richiedono a ciascun cittadino devono essere supportati da politiche ambientali adeguate».

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Nell'esclusivissimo club dei "consiglieri virtuosi" che avevano risposto affermativamente all'invito dei giovani di Friday for future Verona, va annoverata anche l'assessore all'Ambiente Ilaria Segala. Inevitabile dunque rivolgere a lei la domanda di fondo che ispira quest'articolo: siamo davvero al triste epilogo della storia di un amore mai sbocciato, quello tra l'anima green del Comune di Verona e i tanti ragazzi e le tante ragazze che ieri, così come ieri l'altro, sono scesi in piazza a manifestare? Servirebbe un segnale da parte dell'amministrazione, un segnale forte, diremmo quasi "rivoluzionario" se non fosse che in realtà in molte città è una cosa che già si fa ed è piuttosto Verona a patire in questo campo un grave ritardo. Stiamo ovviamente pensando a una proposta che non rientra nell'alveo delle tre mozioni targate Friday for future, ma che proprio nel corso del corteo di ieri, ha rilanciato occasionalmente uno dei manifestanti: istituire anche a Verona la raccolta differenziata dei rifiuti, da gestire con il sistema del porta a porta. Perché il timore è che di soli "Mobility Day", l'amore tra i giovani ambientalisti scesi in piazza e gli ambientalisti di palazzo Barbieri faccia fatica a vivere, senza finire prima o poi ugualmente soffocato.

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