Ucciso da sicari che volevano colpire il padre: Verona ricorda Fabio Maritati

L'unica colpa dell'allora 18enne era quella di essere figlio di un dirigente della Squadra Mobile scaligera. «Quell’omicidio ha segnato una pagina nera per una famiglia, per una comunità, per la Polizia e per la città intera»

Un momento della commemorazione

Il sindaco Federico Sboarina e l’assessore al Decentramento Marco Padovani hanno commemorato, martedì pomeriggio in via Pigafetta, il 40° anniversario dell’assassinio di Fabio Maritati. Il ragazzo, di appena 18 anni, venne ucciso, sotto casa, nel dicembre del 1979 da sicari appostati probabilmente per colpire il padre, Antonio Maritati, dirigente della Squadra Mobile di Verona.
Durante la cerimonia, il sindaco ha consegnato due targhe in memoria di quel tragico evento, una per i fratelli di Fabio, Aurora e Maurizio, e una per chi frequenta Casetta Maritati.
Intatti, proprio in via Pigafetta oggi sorge Casetta Maritati che è luogo di incontro per famiglie con bambini e anziani e punto di riferimento per il quartiere.

Il sindaco Sboarina consegna la targa ad Aurora Maritati-2

«Quell’omicidio – ha detto il sindaco Sboarina – ha segnato una pagina nera per una famiglia, per una comunità, per la Polizia e per la città intera. La cosa positiva è che, a distanza di 40 anni, nel nome e nel ricordo di Fabio Maritati è sorta questa casetta che, con tutte le sue attività, è diventata riferimento per il quartiere. Quel triste giorno venne piantato un seme e da quel fatto negativo è nata una cosa molto bella. Il ricordo di Fabio non è qualcosa di formale, ma ha saputo sviluppare qualcosa di positivo per la nostra comunità».

«La casetta a lui dedicata – ha detto l’assessore Padovani – indica una presenza costante di Fabio nella comunità. Oggi, questo è uno dei centri di socializzazione di cui siamo più orgogliosi. E venerdì, la scuola di Polizia di Peschiera intitolerà ad Antonio e Fabio Maritati una sala».

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