Bambino con due papà, sentenza della Corte di Venezia: Sboarina dovrà riconoscerli

Il bambino è nato tre anni fa in Canada con la procedura della "gestazione per altri"

immagine di repertorio

La Corte di appello di Venezia, competente anche per Verona, ha ordinato al sindaco scaligero Federico Sboarina di riconoscere la doppia paternità a un bambino nato tre anni fa in Canada, attraverso la procedura della maternità surrogata. Il bimbo è stato infatti concepito utilizzando il seme di uno dei due uomini, già sposati sempre in Canada, uno dei quali è originario proprio di Verona. Di quest'ultimo è il seme impiegato per fecondare l'ovulo di una donatrice che è poi stato impiantato nell'utero di una donna volontaria nell'ambito della procedura di "gestazione per altri", svolta secondo le normative vigenti in Canada.

Sempre secondo le leggi canadesi che ammettono l'attribuzione della cogenitorialità anche al coniuge del padre biologico, qualunque ne sia il sesso, il riconoscimento della doppia paternità è possibile in tempi diversi, vale a dire all'atto di nascita del bambino, quando appunto venne effettivamente riconosciuto il padre biologico, ma anche successivamente, in questo caso a seguito di un ricorso presentato alla Corte Suprema della British Columbia che stabilì: «Entrambi i ricorrenti sono genitori del minore, mentre né la donatrice dell’ovocita, né la cosiddetta madre gestazionale sono madri del medesimo». A questo punto, come riferito dal Corriere del Veneto che ha inizialmente divulgato la notizia, la coppia si è rivolta all'ufficio anagrafe del Comune di Verona chiedendo che l'atto di nascita del bimbo venisse modificato aggiungendo la doppia paternità, ma si sono visti opporre un rifiuto alla correzione del documento che presentava un solo genitore, quello biologico, quale effettivo papà. I due coniugi a quel punto hanno deciso di ricorrere alla Corte d'appello di Venezia che ne ha riconosciuto le ragioni emettendo una sentenza in linea con altre similari già pronunciate dalle Corti di Trento e di Roma.

La decisione dei giudici è stata motivata anzitutto dal fatto di non potersi opporre alla normativa canadese che, così come si legge sempre negli stralci della sentenza riportati dal Corriere del Veneto, «legittima l’attribuzione della cogenitorialità anche al coniuge del genitore biologico, pur in assenza dei presupposti della paternità, trattandosi di soggetti dello stesso sesso». In aggiunta, la Corte di Venezia ha ricordato come l'avere due genitori dello stesso sesso anche in Italia non costituisce un problema, «posto che nel nostro ordinamento - si legge ancora nella sentenza - è contemplata la possibilità che il minore abbia due figure genitoriali dello stesso sesso nel caso in cui uno dei genitori abbia ottenuto la rettificazione dell’attribuzione di sesso». È a quest'ultimo passaggio in particolare cui fa riferimento con soddisfazione l'avvocato della coppia Alexander Schuster nel commentare la sentenza: «Sono molto contento che tre diverse corti di appello abbiano parlato chiaro: i minori non devono diventare mai il grimaldello per discriminare gli adulti. E l'omogenitorialità - osserva la Corte di appello di Venezia - è già parte del nostro ordinamento e cita la transizione di un genitore trans».

Naturalmente contrariato è apparso il primo cittadino di Verona Federico Sboarina, il quale in un'intervista rilasciata al quotidiano L'Arena ha spiegato di essere convinto «che un figlio abbia bisogno della figura materna e di quella paterna», aggiungendo di aver già dato mandato agli uffici tecnici competenti per «valutare l'opportunità di impugnare la sentenza del tribunale di Venezia».

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