“Beve, per questo mi picchia”. Violenza sulle donne: il legame con l'alcol

È questo il tema del convegno, aperto alla cittadinanza, che si terrà venerdì 15 novembre all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria

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L’immagine della locandina del convegno “Donna alcol e violenza” in programma all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria venerdì 15 novembre (dalle ore 8.30), sono delle porte. «Porte che devono essere aperte alla donna, vittima di violenza quando arriva in Pronto Soccorso e decide di dire basta. Ma anche le porte che hanno dato origine alla sua sofferenza e che la donna deve chiudere, per ricominciare a vivere», spiegano Egle Ceschi e Francesca Martinelli, rispettivamente educatrice del Servizio di Alcologia e assistente sociale dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, organizzatrici del convegno che si tiene nel mese dedicato alla violenza contro le donne.

La giornata è aperta alla cittadinanza e vedrà il confronto tra gli attori della rete del territorio che si occupano di violenza di genere: medici di pronto soccorso, psichiatri, psicoterapeuti e, tra le associazioni, il Telefono Rosa e il Centro Petra del Comune di Verona. Sono previste anche le testimonianze di una donna vittima di violenza e di un’altra che lo è stata da bambina. Inoltre racconterà la sua vicenda un uomo maltrattante, inserito in un percorso di recupero.

Sul binomio alcol e donna, le dottoresse Ceschi e Martinelli hanno già dedicato lo scorso anno un ciclo di tre incontri, focalizzati sull’abuso di alcol nell’età adolescenziale, adulta e nella vecchiaia. Quest’anno l’attenzione si sposta sul fatale legame tra alcol e violenza. I dati dell’ISTAT (2014) danno un’idea di quanto l’alcol abbia un ruolo nella violenza di genere. Nel 23% dei casi di violenza perpetrati dal partner, l’autore era sotto l’effetto dell’alcol. La percentuale scende al 17,1% quando l’artefice non è il marito, il fidanzato o il compagno. Ma la quota di non risposte è più elevata in quest’ultimo caso (13,1%).

«L’obiettivo di questa giornata non è quello di stigmatizzare i ruoli: la donna vittima e l’uomo carnefice. Bensì di identificare il senso di responsabilità di ciascuno. Perché è vero che l’alcol agevola un comportamento violento da parte dell’uomo, ma spesso è anche un elemento usato dalla donna per giustificare la violenza fisica e psicologica del partner», spiegano Ceschi e Martinelli. “Beve, per questo mi picchia”, sono le parole di molte donne che arrivano al Pronto Soccorso o al Servizio di Alcologia con i segni della violenza. «Con questa giustificazione – proseguono – la donna non prende atto del problema, trascinando così nel baratro anche i figli. Figli che sono a rischio, in età adulta, di riprodurre nella loro relazione di coppia e nella loro famiglia le stesse problematiche. Solo prendendo in carico l’intera famiglia, come facciamo nel Servizio di Alcologia, si può spezzare questa catena di comportamenti sbagliati».

L’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria è uno dei sottoscrittori del protocollo "per la segnalazione e la presa in carico urgente di donne vittime di violenza". A firmarlo nel 2017 anche Ulss 9 Scaligera-Distretto Ovest Veronese, i Comuni della stessa zona, e la Clinica Pederzoli di Peschiera. Una parte del protocollo codifica la prassi operativa dei Pronto Soccorso, il primo riferimento, dicono i dati, per un terzo delle donne vittime di violenza in Italia.

«Nel biennio 2017/2018, il 18% delle richieste di intervento dell’assistente sociale da parte dei sanitari del Pronto Soccorso di Negrar ha riguardato la valutazione di un percorso di sostegno e tutela delle donne vittime di violenza – spiega la dottoressa Martinelli -. Purtroppo è solo la punta dell’iceberg. Abbiamo donne che arrivano in Pronto Soccorso con segni evidenti di percosse che magari durano da anni e dichiarano ancora di essere cadute dalle scale. E’fondamentale che la donna sappia che può avere accesso, insieme ai suoi figli, a un percorso di protezione indipendentemente da un’eventuale denuncia all’autorità giudiziaria».

Un percorso fatto di porte che si aprono, grazie a una rete di servizi e di istituzioni sul territorio che hanno l’obiettivo «non solo di accompagnare la donna a non essere più vittima di violenza, ma anche l’uomo a riabilitarsi dal ruolo di esecutore», concludono le organizzatrici del convegno.

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Non a caso al convegno interverrà Nicoletta Regonati della Casa per l’uomo di Montebelluna, una delle prime realtà volte alla riabilitazione del maltrattante. Inoltre la consigliera della Regione Veneto, Orietta Salemi, illustrerà l’orientamento normativo regionale in materia di “codice rosa”.

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